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M1 La Comprensione di un Testo

LA COMPRENSIONE DEL TESTO

Le caratteristiche di un testo

La conoscenza – anche approfondita – delle norme della lingua standard non è sufficiente a creare  senza sforzo un testo vero e proprio, che abbia una struttura solida, funzionale, e soprattutto che venga percepito come tale dai suoi lettori. Per arrivare a questo risultato è necessario mettere in campo anche altre competenze, che prenderemo in esame nelle prossime tre lezioni.

Questa lezione è dedicata a chiarire il fondamentale concetto di testo, attraverso un riepilogo delle sue principali caratteristiche.

Si cercherà, dunque, di definire con maggiore precisione una nozione che tutti noi già possediamo in maniera irriflessa e istintiva.

La principale caratteristica del testo è di esistere solo all’interno di un’interazione comunicativa e di dare luogo alla comunicazione stessa: un testo è infatti costituito dallo scambio intenzionale di messaggi codificati tra un mittente e un destinatario in un determinato contesto e con il preciso scopo che questi possano essere interpretati correttamente, riconosciuti come unitari e compresi.

In questo senso, quando si parla di testualità non si intende una caratteristica propria dell’oggetto linguistico; si considera piuttosto testo l’insieme di enunciati cui un essere senziente ha riconosciuto carattere di autonomia e unitarietà.

Altra importante caratteristica del testo – soprattutto di quello prodotto nelle interazioni orali – è connessa alle sue finalità non esclusivamente referenziali: infatti, anche quando si comunica attraverso il linguaggio verbale si compiono delle azioni (condivisione di emozioni, esortazione, erogazione di ordini…), ovvero “atti linguistici”, come hanno teorizzato i filosofi del linguaggio Austin e Searle.

La qualità fondamentale del testo, ovvero la sua unità e autonomia, può essere determinata sia da elementi esterni sia da elementi interni. Nel primo caso, si fa riferimento a tutti quegli elementi formali di contorno al testo, o elementi paratestuali, che contribuiscono a facilitarne la comprensione, organizzarlo o presentarlo. Nel secondo caso, si fa riferimento a tutti gli elementi segnaletici di tipo linguistico e tematico che vengono elaborati dal destinatario alla luce del suo patrimonio di conoscenze. De Beaugrande e Dressler hanno proposto un elenco di sette tratti costitutivi, considerati fondamentali per il riconoscimento di un testo in quanto tale: la coerenza, la coesione, l’intenzionalità, l’accettabilità, l’informatività, la situazionalità, l’intertestualità. A questi tratti si affiancano altri tre principi regolativi che riguardano la dimensione pragmatica del testo: l’efficienza, l’efficacia (o effettività) e l’appropriatezza.

Il testo

Possiamo definire il testo come l’unità fondamentale dell’attività comunicativa umana; nell’uso comune, e di norma anche in quello scientifico, il vocabolo è per lo più utilizzato in riferimento ad enunciazioni linguistiche e, in questo capitolo, lo useremo in questa accezione restrittiva anche noi.

È però necessario sapere che in alcuni ambiti disciplinari il termine è utilizzato in accezioni più estensive, ad indicare un grande numero di fenomeni comunicativi fondati sull’impiego di segni e viene quindi riferito a sequenze cinematografiche, immagini, realizzazioni architettoniche, statuaria e via dicendo; in biosemiotica si parla di testi in relazione a catene di informazioni codificate chimicamente, come il Dna, in riferimento al quale, in effetti, si utilizzano metafore come quella della trascrizione e della compilazione.

In questa prospettiva, dunque, il testo è la manifestazione fisica (nel nostro caso: linguistica, scritta o orale) di un messaggio inviato da un emittente ad uno o più destinatari perché questi lo assoggettino ad interpretazione e giungano alla sua comprensione .

In quanto unità comunicativa, il testo – sempre prodotto e fruito in contesti ben definiti – è caratterizzato da individualità fisica, unità delle sue manifestazioni di superficie (della forma linguistica) e compattezza di quelle profonde (dei contenuti veicolati): è, in altri termini, come vedremo, unitario, coerente e coeso.

Si dice, talora che un testo è un’unità di estensione superiore alla frase. L’affermazione è erronea in due sensi: in primo luogo perché non esiste alcuna relazione particolare tra testualità ed ampiezza del testo: non è necessario, cioè, che un insieme di elementi linguistici superi determinate dimensioni perché sia riconoscibile come testo, anche se la maggior parte dei testi è probabilmente più estesa di una frase. In secondo perché testo e frase sono realtà che appartengono a domini diversi: la frase, infatti, è un’unità grammaticale (un’unità di langue, si potrebbe dire in termini strutturalistici), mentre il testo è una manifestazione della langue in un contesto. Il testo, in realtà è un insieme di enunciati, cioè segmenti di testo dotati di unità ma non di completezza e di indipendenza che vengono prodotti nel corso di un’interazione comunicativa e che sono soggetti ad interpretazione e non di frasi; volendo, quindi, si potrà tutt’al più dire che esso consiste di almeno un enunciato.

Essendo realizzato nel contesto di un’interazione, il testo è il luogo che rende possibile la manifestazione di sensi differenti, virtualmente infiniti in quanto dipendenti dall’attività interpretativa di ciascuno dei suoi destinatari. Essi ne forniscono interpretazioni sempre diverse a partire dagli indizi forniti loro dalla superficie linguistica e sulla base dei suggerimenti che provengono loro dal contesto e dalla situazione, dalle loro conoscenze pregresse, dalle loro attese, in buona parte socialmente e culturalmente determinate.

Il testo come interazione comunicativa

Non si dà testo al di fuori della comunicazione e non vi è comunicazione possibile senza testo: questo è un principio da cui discende direttamente la definizione che abbiamo appena proposto, la quale vede, appunto, il testo come unità propriamente comunicativa. Sarà un testo, dunque, la serie di messaggi codificati trasmessi intenzionalmente da un emittente ad un destinatario perché li interpreti, ne riconosca l’unità e, in questo modo, li comprenda. È appunto il riconoscimento dell’unità dei messaggi che li rende un testo: la testualità, dunque, non è una caratteristica intrinseca; è attribuita ad un oggetto linguistico da un essere senziente che lo assoggetta a scrutinio e valutazione.

Il testo come fatto linguistico

In quanto elemento costitutivo di ogni interazione (inter-azione) comunicativa che avvenga tramite mezzi linguistici, il testo è anche la risultante di una serie di comportamenti finalizzati al raggiungimento di uno scopo. E naturalmente gli scopi possibili sono moltissimi: tanti quante le occasioni di comunicare. Certamente, comunque, il ruolo della comunicazione non è solo quello di informare, come forse si potrebbe credere: oltre che a fini referenziali, i testi vengono usati per comunicare stati d’animo ed emozioni, per stabilire contatto, per gestire relazioni interpersonali, per manipolare la lingua a fini estetici, per esortare o obbligare.

In sostanza, quando si comunica con mezzi linguistici, volendolo o meno si compiono azioni, dirette o indirette; e ciò perché il linguaggio, le lingue ed i testi che con esso/esse si producono,sono strumenti non diversi dalle mani, con cui si possono operare, sapendolo o non sapendolo, in prima persona o indirettamente, tante cose piacevoli e spiacevoli. La produzione di un testo, insomma, risponde sempre ad un fine e si risolve sempre in una serie di azioni.

Testi efficienti e efficaci

Se, come abbiamo visto, un testo deve essere considerato come uno strumento, esso è evidentemente impiegabile con maggiore o minore abilità e fortuna. Un testo costruito abilmente si rivelerà funzionale, ossia tale da fare sì che chi lo ha prodotto raggiunga i fini che si è prefisso; essi, però, potranno essere conseguiti con maggiore o minore efficienza ed efficacia.

Si definisce efficiente un testo che sia in grado di fare raggiungere i fini per i quali è stato realizzato in maniera economica, ovvero in modo tale da richiedere al suo destinatario uno sforzo interpretativo limitato. In generale, dunque, un testo efficiente sarà composto in un codice ben noto, avrà caratteristiche di esplicitezza linguistica, sarà ricco di elementi che contribuiscano alla sua unità linguistica e tematica e non introdurrà troppi elementi di novità informativa.

Si considera, viceversa, efficace ( in linguistica testuale si usa anche l’aggettivo effettivo, che è un calco dall’inglese effective) un testo che sia in grado di esplicare la propria funzione con forza, energicamente, per così dire. Un testo informativo potrà, per esempio, garantirsi una certa efficacia attraverso artifici grafici, strutturali o espressivi e contenutistici (caratteri speciali, elementi paratestuali appariscenti, stile trasgressivo, concetti radicalmente nuovi o peregrini…) che rendano le informazioni che veicola particolarmente memorabili.

Va detto che, di norma, i testi molto efficaci tendono ad essere poco efficienti e, viceversa, quelli efficienti poco efficaci: ciò non stupirà quando si pensi che efficacia ed efficienza di un testo, sono funzioni della sua prevedibilità: documenti che non richiedano l’attivazione di complessi meccanismi inferenziali o l’accesso ad un grande quantità di informazioni enciclopediche e che, quindi, siano, per il destinatario, relativamente prevedibili sono così efficienti; quelli che hanno caratteristiche opposte sono efficaci.

Il testo in relazione al contesto

Dal momento che, come abbiamo precisato definendo il testo, esso si manifesta solo all’interno di un’interazione comunicativa, non esiste testo che non sia contestualizzato; senza contesto, insomma, non si dà testo.

Certo, si possono immaginare manifestazioni linguistiche extracontestuali, insiemi di frasi (composte secondo le regole del codice a scopi soprattutto dimostrativi; se ne leggono anzi numerose nelle grammatiche (soprattutto in quelle prescrittive); i testi, però, sono per definizione incarnazioni cronologicamente e spazialmente determinate di un codice perché vengono riconosciuti come tali proprio dal loro interprete, che li analizza sulla base di indizi tratti dalla lettera degli enunciati e di conoscenze che attinge al mondo che lo circonda.

Il canale, il mezzo, il supporto e il contatto

Abbiamo già visto nella lezione dedicata a scrittura ed oralità che le caratteristiche del testo dipendono anche dal canale, dal mezzo/ veicolo, dal supporto e dal contatto non ci soffermiamo oltre, dunque, su questo concetto. Ci limitiamo ad osservare che, dal momento che le modalità comunicative hanno potenzialità diverse, è precisa responsabilità dell’autore del messaggio la scelta di quelle che garantiscono i risultati migliori; la capacità di discriminare tra le possibilità offerte dai mezzi disponibili distingue anzi il comunicatore professionale dagli altri.

L’unitarietà del testo

Il testo è caratterizzato da individualità fisica ed unitarietà delle sue manifestazioni superficiali e profonde (quindi: della sua forma linguistica, paralinguistica, stilistica, e dei contenuti veicolati).

Per qualificarsi come tale, in altre parole, un testo deve essere dotato delle caratteristiche dell’unità e dell’autonomia.

Un testo si può considerare unitario se presenta una superficie linguistica in cui tutti gli elementi siano collegati tra di loro ed un contenuto tematicamente continuo, nel quale l’argomento che costituisce il centro del suo discorso appaia trattato in maniera sufficientemente esaustiva sia in relazione ai fini dell’emittente che alle aspettative presumibili del destinatario. Esso si può invece considerare autonomo se presenta i segni di una relativa indipendenza da altri testi con i quali concorra, dai quali sia “circondato”.

Sono vari gli elementi, linguistici e non, che permettono di delimitare gli estremi del testo. In un testo orale, i limiti sono in genere costituiti da frasi di ingresso (Senti, il problema è questo…) e di uscita (Bene, allora restiamo d’accordo così.), da elementi ritmici, come il silenzio, da codici o paracodici non linguistici, come quello cinesico; in un testo scritto si danno in genere ben precisi confini fisici (in un volume, il titolo di inizio, l’ultima parola dell’ultimo capitolo); in un testo scritto trasmesso (in un testo Web, ad esempio) sono invece soprattutto indizi di tipo paratestuale a guidare il lettore nel giudizio (cambiano sito – uscendo da un testo in formato ipertestuale – mutano ad esempio l’impostazione della pagina, i colori, la grafica, oltre che, spesso, la lingua, lo stile, gli argomenti…).

I “caratteri costitutivi” di un testo.

Un testo si qualifica in seguito al processo di interpretazione del suo destinatario, che ne riconosce l’unità. Tale riconoscimento è reso possibile dall’elaborazione di dati linguistici alla luce di conoscenze linguistico/dizionariali ed enciclopediche ed è dunque reso più o meno difficoltoso da variabili contestuali in parte imprevedibili, che costituiscono la vera sfida per il comunicatore professionale.

Secondo un modello, anzi, lettori ed ascoltatori, posti di fronte ad una catena di enunciati, verificherebbero, per stabilire se si tratti di un testo, la presenza di alcuni requisiti fondamentali, cui è stato dato il nome di caratteri costitutivi.

Ne sono stati stilati elenchi più o meno estesi: uno molto noto è quello presentato in De Beaugrande e Dressler 1994, nel quale, rielaborando modelli precedenti, se ne individuano sei: la coerenza, la coesione, l’intenzionalità, l’accettabilità, l’informatività, la situazionalità

La coesione

La coesione è la caratteristica di un testo che si presenti corretto dal punto di vista dei rapporti grammaticali e sintattici istituiti tra i suoi componenti. Sono, dunque, da considerare coesi, secondo il modello tradizionale, testi che non violino le norme previste dal codice. Sarebbe, perciò, coeso un testo come: “il gregge bruca l’erba nel prato e la calpesta”, ma non uno come “il gregge brucano l’erba nel prato e lo calpesta”, perché non rispettoso di reggenze, concordanze e collegamenti grammaticali.

La coerenza

La coerenza è la caratteristica di un testo che presenti contenuti ben collegati tra di loro.

Sarebbero, dunque, da considerare coerenti, testi nei quali si rispettino dipendenze come quelle di causa/effetto, scopo/risultato, anteriorità/posteriorità, prossimità/lontananza ed altri ancora. In testi poco coesi (ossia in assenza di elementi linguistici che manifestino coesione), la coerenza potrebbe essere recuperata grazie ad uno sforzo inferenziale aggiuntivo da parte del destinatario; è ovvio che la coerenza risulterebbe più evidente in un testo coeso che in uno linguisticamente disgregato.

Così, un testo come: “Mario, quando vide le prime gocce cadere aprì precipitosamente l’ombrello” sarebbe considerato coerente già ad un’analisi preliminare, mentre per comprendere “Mario, quando vide le prime gocce cadere chiuse precipitosamente l’ombrello”, occorrerebbe qualche sforzo in più. Sarebbe necessario, per esempio, che l’interprete ipotizzasse che, nella situazione descritta dal testo, Mario si trovi sulla soglia della casa, in procinto di uscire con l’ombrello aperto, e che, vedendo cadere con violenza le prime gocce, abbia deciso di rientrare.

Coerenza e coesione sono caratteri inerenti al testo; i caratteri di cui discuteremo nei prossimi paragrafi sono invece esterni ad esso.

L’intenzionalità e l’accettabilità

L’intenzionalità rappresenterebbe l’espressione della volontà dell’emittente di produrre un testo ben congegnato: il suo inserimento nel novero dei caratteri costitutivi del testo è un tentativo di rendere esplicito il fatto che non si dà comunicazione e, quindi, produzione di testi senza una volontà esplicita di farlo e senza che essa venga presupposta.

L’accettabilità sarebbe invece la manifestazione complementare dell’intenzionalità, quella, cioè, della volontà del ricevente di attivare uno scambio comunicativo, riconoscendo nella sequenza di enunciati inviatigli dal suo interlocutore un testo compiuto.

L’informatività

L’informatività sarebbe una misura della capacità di un testo di esprimere informazione nuova: si dovrebbe dunque considerare informativo un testo che veicola notizie ignote o inattese.

L’informatività, così, non sarebbe una caratteristica assoluta, ma crescerebbe o decrescerebbe su una scala lineare, e sarebbe determinata dal contesto dell’enunciazione.

In questo senso, un enunciato come “il suono è un’onda che si propaga attraverso un mezzo elastico” può essere altamente informativo per studenti di una classe liceale, ma può esserlo pochissimo per dei fisici.

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