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M5 Collaborazione Scuola Territorio

SCUOLA E TERRITORIO

Il processo di innovazione della scuola indotto dall’introduzione dell’autonomia e dall’applicazione della riforma segna il passaggio da un sistema policentrico e quindi polverizzato, alla realizzazione di una rete sistemica in cui gli attori, la scuola, la famiglia, gli enti locali, l’associazionismo, il mondo del lavoro concorrono in diversa misura alla realizzazione del processo educativo, operano in un’ottica sinergica e lasciano spazio a margini di flessibilità e di adattabilità, mettendo in campo dinamiche di interazione delle responsabilità di tutte le componenti del processo educativo e formativo.

In questo scenario l’integrazione costituisce una messa in comune di più esperienze, ruoli, compiti e diventa uno strumento di connessione tra strategie generali e singolo intervento.

Se la centralità della persona che apprende (in tutte le età della vita e in particolare nell’infanzia) sostituisce la centralità della struttura che elargisce il servizio, si rendono necessarie:

  • profonde modificazioni nella progettazione, gestione e valutazione dei processi di educazione e formazione;
  • integrazione in termini di interattività di funzioni e ambiti di intervento (accoglienza, istruzione, orientamento, sostegno alla persona);
  • governo unitario del sistema (dimensione olistica dell’intervento educativo) con margini di sovrapposizione o ridondanza tra le strutture nella necessità di rispondere, da un lato, a istanze di specializzazione (qualità) e, dall’altro, di operare in ambiti collaterali (per esempio quello dell’orientamento), garantendo varietà di scelta e ampia copertura del servizio ma anche evitando dispersione di risorse ed eccessiva conflittualità fra i diversi soggetti attuatori degli interventi;
  • innalzamento di qualità di servizi e strutture, definita anche attraverso procedure di certificazione o accreditamento;
  • flessibilità come conseguenza dell’atto di privilegiare il risultato rispetto alle procedure.

Si tratta, quindi, di dar vita a processi educativi dotati di modificabilità degli standard di erogazione delle prestazioni soprattutto in termini di organizzazione didattica (programmazione delle risorse professionali, orarie e strumentali) e del tempo scuola (calendario annuale, scansione dei periodi, orario settimanale, orario giornaliero, unità di lezione) in funzione di un’offerta formativa che ponga al centro un apprendimento personalizzato.

L’integrazione dell’offerta formativa con le risorse e i bisogni del territorio

Tra i principi che hanno orientato le scelte di sistema in materia organizzativa della riforma della scuola vi è quello della gestione integrata a livello territoriale al fine di una valorizzazione sinergica delle risorse di cui il territorio stesso è portatore e di cui le istituzioni scolastiche costituiscono una componente.

Per integrare la gestione della propria offerta formativa con il territorio – inteso tanto in termini di risorse (sostegni finanziari, servizi, strutture, professionalità ecc.) e opportunità (accordi, patti territoriali ecc.) che esso offre alla scuola, quanto in termini di vincoli (conflittualità, problemi sociali ecc.) e di rigidità (lentezze burocratiche, ecc.) che da esso provengono – la scuola deve innanzitutto attuare un primo livello di integrazione al proprio interno.

Non si tratta di uno sforzo banale sia per la difficoltà di realizzare un lavoro di team, che richiede un consistente impegno professionale e notevoli sforzi organizzativi, sia per la complessità dell’assetto delle singole istituzioni scolastiche, per la varietà delle caratteristiche territoriali in cui spesso sono collocati i singoli plessi, per le dimensioni numeriche e la composizione dei collegi docenti.

Le sinergie interne alla comunità scolastica

L’elemento aggregante delle singole componenti della comunità scolastica è l’obiettivo comune del successo formativo, inteso come risultato delle azioni volte a favorire i processi di apprendimento degli allievi. Al raggiungimento di questo risultato partecipa attivamente tutta la comunità scolastica.

Il dirigente scolastico in quanto legale rappresentante, ma soprattutto garante della gestione unitaria dell’istituzione, del sistema di regole e dei processi interni alla scuola e tra quest’ultima e l’esterno.

Egli ha la possibilità di promuovere tutti gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi e la collaborazione delle risorse culturali, professionali, sociali ed economiche del territorio ed assume quindi un ruolo centrale nella rete di rapporti che si stabiliscono dentro e fuori la scuola.

Dal punto di vista dei rapporti interistituzionali gli insegnanti hanno l’opportunità di promuovere e partecipare ad accordi di rete e realizzare eventuali scambi con i colleghi di altre scuole.

Per quanto concerne la rilevazione diretta delle istanze del territorio, particolarmente significativa appare la possibilità di individuare funzioni strumentali all’offerta formativa che si occupino dei rapporti tra scuola e territorio. Tali figure sono previste dal contratto nazionale e sono individuate

dal collegio dei docenti.

Il collegio ha l’esclusiva competenza tecnica del lavoro di progettazione educativa e didattica.

Nella definizione dei rapporti interistituzionale un ruolo centrale di raccordo tra realtà “interna” alla scuola e territorio è rivestito dal Consiglio di Istituto- In base al Regolamento dell’Autonomia, il quadro di riferimento istituzionale per le scelte didattico-organizzative della scuola è rappresentato infatti dagli indirizzi generali che orientano le attività della scuola e dalle scelte generali di gestione e amministrazione stabilite dal consiglio di istituto.

Il piano dell’offerta formativa deve tenere in conto:

  • del contesto culturale, sociale ed economico della realtà locale;
  • del piano di programmazione territoriale dell’offerta formativa realizzata dagli enti locali competenti;
  • delle proposte e i pareri formulati dagli organismi e dalle associazioni territoriale e dei genitori.

L’apporto delle comunità locali alla realizzazione del Piano dell’Offerta formativa

Se è vero che nella realizzazione del Pof la scuola opera una mediazione a livello istituzionale fra esigenze didattiche e organizzative, tenendo conto della propria identità culturale e dei bisogni delle famiglie e del territorio, è altrettanto vero che le comunità locali debbono offrire alle scuole il loro apporto concreto per l’utilizzazione delle risorse territoriali.

L’obiettivo, infatti, è quello di realizzare un sistema flessibile, costituito da “vasi comunicanti”, rappresentati dai diversi attori che operano nel/con il sistema educativo a diversi livelli istituzionali o non istituzionali.

Si tratta di costruire un sistema reticolare in cui l’integrazione “longitudinale” nella scuola e tra scuole (per esempio realizzata mediante accordi di rete) si coniughi con l’integrazione “trasversale” con il territorio non solo per ottimizzare i servizi all’interno del sistema di istruzione-formazione ma anche per creare la continuità di un sistema di apprendimento lungo tutta la vita al cui centro sta la persona nella sua unitarietà.

Per operare una gestione integrata a livello territoriale la scuola deve tenere conto di funzioni, ruoli e compiti delle singole istituzioni sul territorio.

Le principali fonti normative per un inquadramento di sintesi delle competenze in materia scolastica sono costituite dalla L. 59/1997 e relativo decreto attuativo (il D.P.R. 275/1999), dal D.Lgs. n 112/1998 e dalla L. cost. 18-10-2001 n. 3.

L’analisi del dettato di queste fonti evidenzia che gli attori istituzionali nel sistema scolastico sono: Stato, Regioni e Province autonome, Comuni e Province, scuole autonome.

Le competenze legislative con particolare riferimento all’integrazione degli alunni disabili e con bisogni educativi speciali Ai sensi dell’art. 117 della L. cost. 18.10.2001, n. 3 spetta allo Stato la potestà di legislazione esclusiva sulle norme generali sull’istruzione.

L’istruzione è materia di legislazione concorrente dello Stato e delle Regioni, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale.

Il D.Lgs. n 112/1998, Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, agli articoli 138 e 139, definisce puntualmente compiti e funzioni trasferiti e/o delegati dallo Stato a Regioni ed Enti locali.

Il D.Lgs. n 112/1998 delega alle Regioni, che, come s’è detto, hanno anche potestà legislativa, funzioni amministrative su:

  • programmazione dell’offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale;
  • l’assistenza scolastica, in termini di funzioni riguardanti “le strutture, i servizi e le attività destinate a facilitare […]
  • l’assolvimento dell’obbligo scolastico.

Rientrano sotto questa voce gli interventi di assistenza psico-medica, l’assistenza ai minorati psicofisici, i servizi di supporto organizzativo del servizio di istruzione per gli alunni con handicap o in situazione di vantaggio;

  • gli interventi integrati di prevenzione della dispersione scolastica e di educazione alla salute.

L’assistenza scolastica viene invece delegata ai Comuni.

A norma del D.Lgs. 502/92, modificato dal D.Lgs 229/1999, le A.S.L. (Aziende Sanitarie Locali) collaborano con le istituzioni scolastiche per la prevenzione di malattie, disagio, devianze, integrazione di alunni diversamente abili, svolgendo opera di informazione, consulenza e altre forme di prestazione di servizio.

Le opportunità per lo sviluppo dell’offerta formativa

Le scuole possono promuovere o aderire a partenariati costituiti in ambito locale, regionale, nazionale, transnazionale (come avviene nei progetti europei).

Con partenariato si intende la realizzazione di un processo di confronto tra attori diversi, coinvolti in un medesimo settore di interesse, i quali – pur in presenza di culture, ruoli sociali, funzioni diverse – cercano di giungere a una soluzione comune che possa raccogliere il consenso generale.

Generalmente la scuola opera in partenariati locali per la realizzazione di patti formativi/educativi sul territorio. Si tratta di partenariati interistituzionali (formati da attori che esprimono le autonomie locali), di partenariati misti, composti da partner istituzionali e partner sociali (associazioni operanti a vario titolo sul territorio, istituti di ricerca ecc.).

Gli strumenti per la concertazione interistituzionale

L’integrazione tra scuola e il territorio è esplicitamente richiamata dall’art. 9 del Regolamento dell’Autonomia, DPR. 275/99, che afferma: “le istituzioni scolastiche, singolarmente, collegate in rete o tra loro consorziate, realizzano ampliamenti dell’offerta formativa che tengano conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali. Questi ampliamenti consistono in ogni iniziativa coerente con le proprie finalità, in favore dei propri alunni e, coordinandosi con eventuali iniziative promosse dagli enti locali, in favore della popolazione giovanile e degli adulti”.

Sempre a norma del DPR. 275/99 (art. 7) le scuole, singolarmente o in rete, possono promuovere / costituire / partecipare a convenzioni o accordi stipulati a livello nazionale, regionale o locale.

Protocolli d’intesa, convenzioni, accordi, consorzi di scuole sono gli strumenti frequentemente usati nella realizzazione di reti di scuole e fra queste ultime e altri soggetti per lo svolgimento di progetti specifici, per lo svolgimento di compiti a carattere formativo e per l’acquisizione di beni e servizi.

I protocolli d’intesa sono strumenti di concertazione, che costituiscono dichiarazioni d’intenti tra le parti interessate per il raggiungimento di obiettivi comuni.

Nel protocollo vengono indicati criteri e modalità attraverso cui raggiungere in modo sinergico gli obiettivi previsti. I soggetti firmatari del protocollo si impegnano, per la loro competenza, a realizzare quanto dichiarato.

Le convenzioni rappresentano uno strumento mediante il quale un ente locale o altre istituzioni pubbliche instaurano rapporti di collaborazione con strutture private o di privato sociale per l’erogazione di servizi ai quali possono accedere i cittadini utenti.

Una rete di scuole può stipulare una convenzione con un ente esterno (università, ente locale, ecc.) per la realizzazione di un obiettivo comune.

La formula aggregativa più frequente tra scuole è l’accordo di rete, stipulato dalle istituzioni scolastiche per collegarsi tra di loro.

L’accordo può dar luogo alla costituzione di consorzi, realizzati individuando l’istituto che si fa carico della gestione amministrativa e finanziaria dell’iniziativa e dando origine a un’associazione in cui le singole scuole condividono l’organizzazione e lo svolgimento di attività o l’acquisizione di beni e/o servizi per uno scopo comune (corsi di formazione per gli insegnanti, realizzazione di laboratori, costituzione del servizio mensa, realizzazione di reti telematiche ecc.).

In genere si distingue tra partenariato istituzionale, che rappresenta gli interessi dello Stato, delle Regioni e delle autonomie locali e partenariato sociale, che esprime i bisogni delle parti economico-sociali.

Il partenariato educativo

Il partenariato educativo può essere composto da una vasta gamma di attori:

  • Enti locali (Comuni, Province, Comunità Montane).
  • Organismi di partecipazione decentrata sul territorio (Consigli di zona, circoscrizione…).
  • Camere di Commercio e UnionCamere regionali.
  • Associazioni culturali.
  • Musei, Biblioteche ecc.
  • Istituti di ricerca, Università, A.N.S.A.S., CNR…..
  • Privato sociale, terzo settore, associazioni e organismi non profit, volontariato.
  • Centri e Enti di Formazione Professionale.
  • Servizi pubblici per l’impiego.
  • Centri, servizi e sportelli di orientamento.
  • Associazioni datoriali e dei lavoratori, ordini e associazioni professionali, rappresentanze di interessi.
  • Servizi assistenziali e socio-sanitari.

Ovviamente i partner saranno scelti in relazioni ai contenuti e alle caratteristiche del progetto che si intende attivare, delle azioni da compiere, del ruolo che sono chiamati a svolgere (operativo, di assistenza, di consulenza ecc.) e del livello di coinvolgimento loro richiesto (politico-decisionale, gestionale, tecnico-operativo, di consulenza scientifica ecc.).

Il partenariato educativo non rappresenta solo uno strumento di concertazione per la gestione e l’organizzazione dell’offerta formativa sul territorio, ma anche un tavolo di scambio di esperienze, di approcci culturali, di linguaggi diversi: come tale costituisce un’opportunità di arricchimento di tutti gli attori attraverso il dialogo e il processo di condivisione.

Lo sforzo congiunto è quello di definire strategie integrate, unendo gli sforzi e le risorse nella ricerca di soluzioni innovatrici su problemi definiti insieme e per il conseguimento di obiettivi comuni.

Vengono infatti congiunte capacità, competenze, funzioni di più attori, che sono espressione di realtà anche fortemente diverse tra loro: pertanto il progetto educativo su cui il partenariato opera acquista una dimensione olistica, che tiene conto sia della persona nel suo complesso, sia della pluralità dei bisogni cui l’azione educativa intende rispondere, sia della complessità dei vincoli che essa incontra nella sua realizzazione.

A tal fine la costituzione dei partenariati necessita di una chiara definizione delle responsabilità che coinvolgono il complesso dei processi decisionali attivati dal progetto educativo comune mediante la stesura e la condivisione di:

  • analisi di fattibilità;
  • pianificazione di strumenti e risorse;
  • individuazione di procedure di monitoraggio, autovalutazione e verifica interna.

Al di là dei risultati di realizzazione del progetto comune, il partenariato assume un ruolo importante nella fase della valorizzazione del progetto stesso, in termini di disseminazione sul territorio.

La costituzione di partenariati educativi ha di solito un effetto sui processi:

  • di comunicazione (ciascun partner è espressione di un proprio ”mondo” e quindi rappresenta un nodo fondamentale di “traduzione” e trasmissione dell’idea-progetto all’ambiente in cui opera);
  • di condivisione (ciascun partner è l’anello di una catena di relazioni sul territorio);
  • di realizzazione di strategie ed azioni integrate (l’intervento educativo rappresenta una realtà complessa, costituita da elementi multipli ma correlati gli uni con gli altri).
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