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M5 La Legislazione dell’Autonomia

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I . LA LEGISLAZIONE DELL’AUTONOMIA

 

– PREMESSA

 

Il Ministro Sergio Mattarella, nel suo intervento di apertura della Conferenza nazionale della scuola, svoltasi a Roma il 30 gennaio 1990, espresse la profonda convinzione personale, alla luce dell’esperienza e della situazione di fatto, secondo la quale la gestione strategica del sistema scolastico deve necessariamente essere perseguita anche attraverso la concessione di una più ampia autonomia alle scuole.

Anche altri interventi successivi sottolinearono la necessità di trovare delle misure urgenti per lottare contro l’inefficienza del sistema delle scuole pubbliche.

Nel corso della conferenza emersero elementi tali da rendere inequivocabile il ritardo della scuola italiana rispetto agli altri Paesi europei.

La scuola comunque, nonostante la generale convinzione circa la necessità di concessione dell’autonomia per il recupero della produttività del sistema, non ci arrivò direttamente, ma nell’ambito di un processo generale di trasformazione del sistema pubblico, di cui si occuparono le Leggi “Bassanini”: Legge 59/97 e D Lvo 112/98.

In esse si legge che lo Stato ha solo il compito della potestà legislativa generale per la disciplina, la guida e l’orientamento del servizio scolastico nazionale, mentre conserva la responsabilità e la funzione di governo in materia di politica estera, di difesa, delle forza armate, di moneta, pesi e misure, di università.

L’autonomia delle istituzioni scolastiche va a regime dall’1 settembre 2000, dopo una fase di sperimentazione durata tre anni e dopo l’approvazione del Regolamento (DPR 275/99).

Lo slogan di quegli anni fu: ”La scuola cambia, cambia la scuola”.

Si procedette nel 1998 ad una consultazione nazionale, denominata la parola alle scuole, che era anche il titolo del documento contenente i principi guida, i cui esiti influirono non poco sulla revisione del testo del Regolamento dell’autonomia.

Nell’art.21 Legge 59/97 (Legge Bassanini) ritroviamo riferimenti all’organizzazione del sistema formativo, al dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche ed alla loro autonomia organizzativa, didattica e di ricerca.

Il processo iniziato era irreversibile e complesso per l’architettura complessa del sistema da costruire in modo organico e completo. Fu la prima grande riforma dopo quella di Giovanni Gentile del 1923: il processo di deregolazione e del decentramento era entrato nel vivo. Gli ambiti dell’autonomia sono:

  1. autonomia di studio, ricerca, azione, sviluppo
  2. autonomia organizzativa e di gestione del tempo scuola
  3. autonomia didattica e ampliamento dell’offerta formativa
  4. autonomia finanziaria e di gestione delle risorse.

Il processo di deregolazione e di decentramento, insieme al concetto di sussiadiarietà orizzontale e verticale, nascono con la Carta Costituzionale del 1948. Agli inizi degli anni ’90 si sviluppa un processo riformatore che investe tutta la pubblica Amministrazione. Tale processo ha come obiettivo quello di rendere più efficiente la pubblica Amministrazione e di avvicinarla alle esigenze dei cittadini.

Per quanto riguarda il processo di decentramento e di Autonomia del sistema scolastico trova i suoi prodomi nei Decreti delegati del ’74, si sostanzia con la legge 517/77 (dal programma alla programmazione), e il T.P. del 1983, e prosegue con i Programmi della scuola media del ’79, i Programmi per la scuola elementare del ’85, la legge 148/90 che ha introdotto l’organizzazione modulare, la “Carta dei servizi scolastici” D.P.C. dei Ministri 7 giugno 1995.

Se riflettiamo sui risultati conseguenti all’ applicazione della legislazione dell’autonomia rileviamo che sono alquanto deludenti, infatti abbiamo fatto registrare come sistema scolastico nelle varie indagini valutative internazionali un arretramento delle posizioni, mentre altri Paesi sono riusciti a recuperare un gap notevole e a scalare posizioni verso l’alto della classifica dei risultati dell’istruzione e della formazione.

I risultati dell’introduzione dell’autonomia, come del resto tutti i risultati scolastici, non dipendono da questioni geografiche ma dal capitale sociale di un territorio: gli stakeholders (le singole persone o i gruppi di persone, ovvero il capitale umano di un territorio, possono influenzare in positivo o in negativo la vita di un’impresa, nel nostro caso la contestualizzata mission della scuola) hanno mostrato di avere livelli diversi di qualità.

Va comunque sottolineata una causa endogena che risulta essere determinante ai fini del successo o insuccesso della mission della scuola: dal livello di evoluzione della cultura professionale e dalla riduzione dei condizionamenti e dei paletti che comprimono la libertà delle scelte dipendono la qualità dei processi e dell’organizzazione della scuola autonoma.

La scuola è un sistema a legame debole perché non ha trovato ancora la strada di una strategia gestionale economica, efficace ed efficiente che costituisca una sintesi organica e strategica di dichiarato ed agito, di utilizzo delle risorse finanziarie, strumentali e professionali per il perseguimento di obiettivi e finalità proprie della scuola.

A questo proposito va detto che non si possono attivare processi migliorativi nella scuola se non avanza il livello di riflessività critica sull’esperienza propria ed altrui per cogliere i punti deboli e quelli forti. Bisogna che l’autovalutazione d’istituto sia una pratica diffusa e consolidata e che il benchmarking (confronto con altre scuole) completi l’opera di riflessione critica sul vissuto per innovare le azioni e gli impegni dell’istruzione e dell’educazione in prospettiva dello sviluppo del sistema.

Il D Lvo n.112 del 31 marzo 1998, nell’ambito del decentramento delle funzioni, competenze e responsabilità dello Stato, conferisce funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli Enti ocali in attuazione della Legge 15 marzo 1997, n.59.

Alle Regioni spettano:

  • la programmazione della rete scolastica secondo i principi del dimensionamento ottimale, nonché le decisioni afferenti all’offerta formativa integrata (istruzione e formazione professionale);
  • la formulazione del calendario scolastico;
  • il contributo alle scuole non statali.

Alle province competono:  

  • istituzione, aggregazione, fusione e soppressione di scuole;
  • la formulazione di piani per la rete delle istituzioni scolastiche;
  • i servizi di supporto agli alunni diversamente abili;
  • il piano di utilizzazione degli edifici;
  • la sospensione delle lezioni per situazioni urgenti:
  • la costituzione, i controlli e la vigilanza degli organi collegiali scolastici territoriali.

Ai comuni sono conferite i seguenti compiti:

  • l’educazione degli adulti;
  • l’orientamento scolastico e professionale;
  • le azioni di supporto alle scuole;
  • la lotta alla dispersione scolastica;
  • le iniziative di educazione alla salute.

 

Il completamento della legislazione antecedente al DPR 275/99 è dato dal DPR n.233 del 18 giugno 1998: Regolamento recante norme per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche e per la determinazione degli organici funzionali dei singoli istituti, a norma dell’art.21 della legge 15 marzo 1997, n.59.

La questione che si pone è più di natura accademica che sostanziale: la genesi dell’autonomia scolastica è riconducibile all’art. 5 o all’art. 33 della Costituzione?

Per meglio approfondire la destinazione di senso, lo spazio e la praticabilità dell’autonomia esaminiamo l’art.5 della Costituzione:

“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento”.

Il legislatore è investito della responsabilità di riconoscere e promuovere le autonomie locali attraverso un decentramento istituzionale ed il decentramento dei servizi che dipendono dallo Stato come la scuola.

Il decentramento istituzionale ed il decentramento organico determinano il trasferimento dal centro alla periferia dei poteri decisionali e di spazi di azioni decentrati prima appartenenti al potere centrale di governo, al potere esecutivo.    

La legge 59/97 (cosiddetta Legge Bassanini) ha accolto l’esigenza di regolare tutto il processo di decentramento organico di compiti e funzioni dallo Stato alle Regioni e agli Enti locali in tutti i settori. In particolare l’art. 21 ha delineato i principi ispiratori del processo di Autonomia per quanto riguarda la scuola: “Ai fini della realizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche le funzioni dell’Amministrazione centrale e periferica della pubblica istruzione in materia di gestione del servizio d’istruzione sono progressivamente attribuite alle istituzioni scolastice..”.

Quest’articolo definisce, negli aspetti generali, i contenuti, i tempi e le modalità per l’attribuzione dell’autonomia alle istituzioni scolastiche: il comma 1, in particolare, dichiara

“l’autonomia delle istituzioni scolastiche e degli istituti educativi si inserisce nel processo di realizzazione dell’autonomia e della riorganizzazione dell’intero sistema formativo”.

I commi 2 e 3 riguardano il “dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche statali e gli organici funzionali di istituto”.

Il comma 4 precisa che: “la personalità giuridica e l’autonomia sono attribuite alle istituzioni attraverso piani di dimensionamento della rete scolastica, non oltre il 31/12/2000”.

“Le istituzioni scolastiche che abbiano conseguito personalità giuridica e autonomia ai sensi del comma 1 e le istituzioni scolastiche già dotate di personalità giuridica e autonomia, previa realizzazione anche per queste ultime delle operazioni di dimensionamento di cui al comma 4, hanno autonomia organizzativa e didattica, di ricerca, sperimentazione e sviluppo nel rispetto degli obiettivi del sistema nazionale di istruzione e degli standard di livello nazionale.”

Entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge il Governo è delegato ad emanare un decreto legislativo di riforma degli organi collegiali della pubblica istruzione di livello nazionale e periferico (comma 15)

Contestualmente all’acquisto della personalità giuridica e dell’autonomia da parte delle singole istituzioni scolastiche ai capi d’istituto è conferita la qualifica dirigenziale (comma 16).

Da questa legge fino all’attuazione a regime dell’Autonomia si è passati attraverso una serie di interventi normativi primari e secondari che sostenendo la sperimentazione didattica ed organizzativa hanno consentito alle scuole di acquisire una nuova cultura e di organizzarsi in modo nuovo in vista della concessione dell’autonomia.

 

L’art. 33 della Costituzione, comma 1, delinea lo spazio di azione e di esercizio della libertà della scuola e dell’insegnamento, una libertà vissuta nella perenne ricerca delle possibilità di ampliamento funzionale degli spazi decisionali e realizzativi: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Il vero senso dell’autonomia, quello più completo, è rappresentato dalla tutela della libertà decisionale ed organizzativa riconosciuta alla scuola, della libertà di insegnamento, della libertà di apprendimento.

“L’autonomia, in tal senso, non è un valore in sé, ma strumento indispensabile di esercizio di libertà.” (cfr. L. Molinari – Il dirigente scolastico nel sistema di autonomia – Tomo I – Anicia – Roma 2001, pag.73) La libertà della scuola non può essere condizionata da nessuno dei tre poteri dello stato: legislativo, esecutivo, giudiziario, che sono tenuti a garantire la libertà della scuola, dell’insegnamento e dell’apprendimento.

“Fino ad oggi, l’art. 33, 1°comma, Cost. non è stato mai attuato. Non esiste infatti uno “Statuto della libertà ed autonomia della scuola, della funzione docente e del soggetto che apprende. Non esiste una definizione dell’autonomia della scuola, della funzione docente e del soggetto discente”. (cfr L.Molinari – op. cit. pag.74)

Alla luce di un analitico confronto tra gli articoli della Costituzione e quanto determinato dal legislatore nella fase attuale, si potrebbe argomentare che l’autonomia della scuola, come disposto dall’art.21 Legge 59/97, sia più vicina all’art. 5 Cost., che riguarda la dislocazione decentrata sul territorio del vecchio potere centralizzato, verticista, rigido, per far fronte alle esigenze della Pubblica Amministrazione di una nuova organizzazione funzionale del sistema politico-amministrativo in direzione di una forma di organizzazione federale del sistema a Costituzione invariata.

“Limitando l’attuazione della Costituzione al solo art.5, ne deriva che la libertà e l’autonomia della scuola, della funzione docente e del soggetto che apprende, risultano effettivamente compresse e, per molti aspetti sostanziali, restano nella disponibilità del potere esecutivo, come accadeva nell’apparato statuale ante Costituzione del 1948”. (cfr L.Molinari – op. cit. pag.78)

L’art.33, comma 1, della Costituzione sancisce la libertà d’insegnamento, mentre l’art.2 riconosce e garantisce i diritti inviolabili della persona anche all’interno delle formazioni sociali come la scuola, nella quale il discente è titolare del diritto inviolabile della libertà di apprendimento, che non è possibile garantire se non ci fosse libertà di insegnamento e libertà della scuola di decidere ed autodeterminarsi.

La Costituzione (art. 101 – art. 33) ha voluto che sia la magistratura che la scuola fossero svincolate dal potere politico, però per la prima l’autonomia è pienamente rispettata, per la seconda invece lo Stato continua ad interferire comprimendo la sua libertà con continui interventi legislativi non coerenti con i presupposti di fatto e di diritto: l’interferenza delimita l’autonomia comprimendo di conseguenza la libertà della scuola.

COMMENTO ALLA LEGGE 59/97 E DPR 275/99

 

La legge 59/97 conferisce delega al governo di emanare entro 24 mesi Decreti legge per il conferimento di funzioni e compiti amministrativi alle Regioni e agli EE.LL. e per la riforma della P.A..Il provvedimento ha per oggetto la riforma della struttura amministrativa dello Stato, attraverso la predisposizione di un piano strategico di deleghe legislative e amministrative al Governo da esercitare sulla base di appositi principi: decentramento, sussidiarietà, semplificazione dei procedimenti amministrativi, efficienza, efficacia, responsabilità in ordine ai risultati, cooperazione, adeguatezza, economicità, autonomia organizzativa. Dal trasferimento dei compiti e delle funzioni viene esclusa la materia inerente a: ordinamento scolastico, organizzazione generale dell’istruzione, stato giuridico, programmi scolastici. Nel corpus della legge bisogna estrapolare l’articolo 21. Detto articolo indica norme generali che consentono di ridisegnare un nuovo modello di scuola che sia flessibilità, aperta al territorio ed alle collaborazioni professionali, autonoma, efficiente, integrata con gli altri soggetti della società civile di riferimento territoriale, dotata di personalità giuridica, rafforzata nei poteri amministrativi. La realizzazione del nuovo sistema di scuola autonoma avviene sulla base di questi principi: autonomia didattica, organizzativa, di ricerca sviluppo e sperimentazione, dimensionamento, riforma degli OO.CC. conferimento ai capi d’istituto della qualifica dirigenziale. Il significato giuridico dell’autonomia consiste, “nel potere di darsi una legge che regola la propria azione o, più comprensibilmente, nella podestà di provvedere alle cure di interessi propri e quindi di godere e di disporre di mezzi per ottenere un’armonica e coordinata soddisfazione degli interessi medesimi”. Il tipo di autonomia delineato dal legislatore rimane ancora ancorato nel burocratico, libera i mezzi, moltiplica gli strumenti a disposizione della scuola, ma non è ancora incisiva sul piano generale dell’ordinamento. E’ una autonomia che si colloca al centro tra funzioni di decentramento e riconoscimento di autogoverno. L’istituzione scolastica è e rimane, anche in regime di autonomia, elemento e struttura dell’amministrazione pubblica scolastica, suo elemento e sensore terminale, strutturalmente orientato e preordinato al raggiungimento di fini propri dello Stato; anzi l’autonomia è attribuita proprio in funzione di un raggiungimento efficace di questi fini. Quanto detto si evince chiaramente dal regolamento dell’autonomia  art. 1, comma 1, “le istituzioni scolastiche sono espressioni di autonomia funzionale”; art. 2 comma 1 “ la norma regolamentare detta la disciplina dell’autonomia, individua le funzioni ad esse trasferite”; art. 8, comma 1 “il MPI definisce gli OSA relativi alle competenze”. Per G. Bertagna, il modello di autonomia è il risultato di una faticosa mediazione tra tre modelli di autonomia:

-autonomia come decentramento statale: l’autonomia è vista come decentramento della struttura amministrativa della P.I.; spostare il grosso dalle competenze di programmazione, di gestione e di controllo dall’amministrazione centrale della P.I. a quella periferica;

- l’autonomia come neocentralismo decentrato: questo modello vede nel conferimento di rilevanti poteri agli EE.LL. un assorbimento gerarchico delle scuole da parte degli EE.LL.

l’autonomia come riconoscimento delle funzioni sociali: questo modello vede nelle scuole non una funzione periferica dello Stato ma un servizio che lo Stato e gli EE.LL. sono chiamati a mettere a disposizione delle famiglie, degli allievi e di chi si riconosce in una comunità sociale. Le istituzioni scolastiche , in questa espressione di libertà e della creatività dei corpi sociali (famiglia, parrocchie, professionisti) dovrebbero assumere in piena responsabilità il compito di gestire e organizzare il processo educativo e didattico.

Sono state propedeutiche all’implementazione dell’Autonomia il D.M. n. 765 del 27/11/1997 e la C.M. n 766 del 27/11/1997.

Oggetto: “Sperimentazione dell’autonomia organizzativa e didattica delle istituzioni scolastiche”.

I Decreti ministeriali autorizzano sperimentazioni volte a promuovere e sostenere i processi di autonomia delle istituzioni scolastiche, ambiti di indirizzo:

-adattamento del calendario scolastico;

-flessibilità dell’orario e diversa articolazione della durata della lezione;

-articolazione flessibile del gruppo classe anche nel rispetto del principio dell’integrazione degli alunni diversamente abili;

-organizzazione di iniziative di recupero e di sostegno;

-attivazione di insegnamenti integrativi facoltativi;

-realizzazione di attività organizzate con altre Istituzioni scolastiche e non del territorio per l’integrazione con lo stesso;

-iniziative di orientamento scolastico e professionale;

-iniziative di continuità.

 

La legge n°440 del 18/12/97

Prevede l’istituzione di un “Fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa e per gli interventi perequativi”.

Il fondo nazionale, che ha carattere permanente, è destinato alla realizzazione di una serie di obiettivi; tra i quali vanno segnalati l’attuazione dell’autonomia scolastica, l’introduzione della seconda lingua comunitaria nella scuola media, l’innalzamento del livello di scolarità e del tasso di successo scolastico, l’adeguamento dei programmi di studio dei diversi ordini e gradi, la formazione del personale della scuola.

 

Direttiva N°238 del 19/05/1998 trasmessa con C.M. N°239 del 19/05/1998.

Interventi prioritari:

  1. Piena realizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche; innalzamento del livello di scolarità e del tasso di successo scolastico; introduzione della seconda lingua comunitaria nelle scuole medie;
  2. Iniziative di formazione ed aggiornamento riferite a tutte le componenti della scuola, legate anche al processo di diffusione della cultura dell’autonomia, nonché all’introduzione delle nuove tecnologie didattiche;
  3. Sviluppo della formazione continua e ricorrente

-educazione degli adulti-, anche con interventi integrati;

  1. d) iniziative post-secondarie e copertura della quota nazionale di iniziativa cofinanziate con i fondi strutturali dell’unione europea;
  2. e) interventi perequativi diretti anche ad integrare gli organici provinciali del personale;
  3. f) interventi per la valutazione dell’efficienza e dell’efficacia del sistema scolastico.

 

Circolare min. N°279, prot. 28947/bl, del 18/06/1998.

OGGETTO: trasmissione D.M. N°251 del 29/05/1998 concernente il programma nazionale di sperimentazione dell’organizzazione scolastica e DIRETTIVA N°252 del 29/05/1998 riguardante l’applicazione della legge n. 440/97 che istituisce il fondo per l’arricchimento e l’ampliamento dell’offerta formativa e per gli interventi perequativi.

Detti provvedimenti sono stati adottati in sostituzione del D.M. n. 765 del 27/11/1997, accluso alla C.M. n. 766/97, e della Direttiva n. 238 del 19/05/1998, trasmessa con C.M. n. 239/98, per l’esigenza di uniformarsi alle osservazioni formulate dalla Corte dei Conti, la quale, in estrema sintesi, ha richiesto che i progetti di sperimentazione riguardanti l’autonomia fossero avviati all’interno del vigente quadro normativo.

Programma nazionale di sperimentazione volto a consentire alle istituzioni scolastiche, nell’anno 1998, l’attivazione di iniziative sui seguenti aspetti dell’organizzazione scolastica:

  • adattamento del calendario scolastico; (normativa di riferimento: artt.7, 10 e 74 del D.L.vo 16/04/1994, n. 297; art. 1 legge 08/08/1995, n. 352 e O.M. n. 262 del 19/04/1997.
  • flessibilità dell’orario e diversa articolazione della durata della lezione (normativa di riferimento: artt.7, 10, 129, 167 D.L.vo n. 297/94; legge 08/08/1995 n. 352; CCNL del 1995 e O.M. n. 266 del 21/04/1997.
  • articolazione flessibile del gruppo classe anche nel rispetto del principio dell’integrazione degli alunni h; (normativa di riferimento: legge 517/77, legge 148/90, art.14 legge 104/92; artt. 5, 7, 10, 126, 128, 167, 491 del D.L.vo 297/94; art. 2, legge 352/95.
  • organizzazione di iniziative di recupero e di sostegno; (normativa di riferimento: legge 08/08/1995, n. 352; art.43 del CCNL del 1995; C.M. n. 492 del 07/08/1996; O.M. 21/04/1997, n.266; O.M. n. 330 del 27/05/1997 e Direttiva n. 487 del 06/08/1997.
  • attivazione di insegnamenti integrativi facoltativi; (normativa di riferimento: artt.126, 130, 167, 192, 278 D.L.vo 297/94; artt. 41, 43, 71, 72, del CCNL del 1995; Direttive n. 133 del 03/04/1996 e n. 600 del 23/09/1996; d.p.r. n.567 del 10/10/1996.
  • realizzazione di attività organizzate con altre Istituzioni scolastiche e non del territorio per l’integrazione con lo stesso; (normativa di riferimento: legge n.104/92; artt.126, 130, 167, 192, 278, del D.L.vo 297/94; artt. 41, 43, 71, 72, del CCNL del 1995; Direttive n.133 del 03/04/96, n. 600 del 23/09/1996 e n. 487 del 06/08/1997; d.p.r. n. 567 del 10/10/1996; intesa con il Coni del 12/03/1997.
  • iniziative di orientamento scolastico e professionale; (normativa di riferimento: legge n. 352 del 08/08/1995; art.14 legge 104/92; art.4, D.I. n. 178 del 15/03/1997; Direttiva n. 487 del 06/08/1997.
  • iniziative di continuità; (normativa di riferimento: art.119 D.L.vo 297/94; D.M. 16/11/1992; C.M. n. 339 del 16/11/1992; Direttiva n. 487 del 06/08/97

 

DIRETTIVA N°252 del 29/05/1998.

Interventi prioritari:

  • piena realizzazione dell’autonomia delle istituzioni scolastiche; innalzamento del livello di scolarità e del tasso di successo scolastico; introduzione della seconda lingua comunitaria nelle scuole medie;
  • iniziative di formazione ed aggiornamento riferite a tutte le componenti della scuola, legate anche al processo di diffusione della cultura dell’autonomia, nonché all’introduzione delle nuove tecnologie didattiche;
  • sviluppo della formazione continua e ricorrente;
  • educazione degli adulti-, anche con interventi integrati;
  • iniziative post-secondarie e copertura della quota nazionale di iniziativa cofinanziate con i fondi strutturali dell’Unione Europea;
  • interventi perequativi diretti anche ad integrare gli organici provinciali del personale;
  • interventi per la valutazione dell’efficienza e dell’efficacia del sistema scolastico.

 

Il processo di decentramento si struttura ulteriormente con il D. L.vo n°112 del 31/03/1998, Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dallo Stato alle Regioni ed agli Enti locali.

In particolare il decreto si riferisce alle Istituzioni scolastiche con i seguenti capi ed articoli:

Capo III          Istruzione scolastica

Art.135-Oggetto: la programmazione e la gestione amministrativa del servizio scolastico.

Art.136-Definizioni delle competenze e delle funzioni.

Art.137-Competenze dello stato.

Art.138-Deleghe alle regioni.

Art.139-Trasferimenti alle province ed ai comuni.

Capo IV         Formazione professionale

Art.140-Oggetto: programmazione e gestione amministrativa in materia di formazione professionale.

Art.141-Definizioni delle competenze e delle funzioni.

Art.142-Competenze dello Stato.

Art.143-Conferimenti alle Regioni.

Art.144-Trasferimenti alle Provincie.

Art.145-Modalità per il trasferimento di beni, risorse e personale.

Art.146-Riordino di strutture.

Art.147-Abrogazioni di disposizioni.

 

D.P.R.-n. 233 del 18/06/1998.

Dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche statali e organici funzionali di istituto.

 

  1. Legislativo n. 59 del 06/03/1998.

Qualifica Dirigenza scolastica

 

LEGGE n. 9 del 20/01/1999.

Elevazione obbligo scolastico (abrogata).

 

D.M. N. 111 del 22/04/1999.

Ampliamento dei possibili campi della sperimentazione. superamento della “logica della progettazione per ambiti separati dell’organizzazione scolastica”.

 

D.M. n°179 e Direttiva n°180 del 19/07/1999

Modifiche ed integrazioni al D.M. N. 251 del 29/05/1998.

Individuazione degli interventi prioritari e criteri generali per la ripartizione delle somme, indicazioni sul monitoraggio,il supporto e la valutazione degli interventi stessi, ai sensi dell’art. 2- L. 440 del 18/12/1997.

 

 

RIFERIMENTI NORMATIVI UTILIZZATI

 

Legge 15 marzo 1997, n. 59 – Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni ed agli enti locali, per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa

Legge 18 dicembre 1997, n.440 – Istituzione del fondo per l’arricchimento dell’offerta formativa e per gli interventi perequativi

D.M. n. 765 del 27/11/1997 – Autorizzazione delle sperimentazioni volte a promuovere e sostenere i processi di autonomia delle istituzioni scolastiche 

  1. L.vo n°112 del 31/03/1998 – Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dallo Stato alle Regioni ed agli Enti locali.

 

D.P.R n. 233 del 18/06/1998 – Dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche statali e organici funzionali di istituto.

 

  1. Legislativo n. 59 del 06/03/1998 – Disciplina della qualifica dirigenziale dei capi d’istituto delle istituzioni scolastiche autonome, a norma dell’art. 21, comma 16, della legge 15 marzo 1997, n. 59

 

DPR 8 marzo 1999, n. 275 – Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastica ai sensi dell’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n. 59

 

D.M. N. 111 del 22/04/1999 – Ampliamento dei possibili campi della sperimentazione. superamento della “logica della progettazione per ambiti separati dell’organizzazione scolastica”.

 

D.M. n°179 e Direttiva n°180 del 19/07/1999 – Modifiche ed integrazioni al D.M. N. 251 del 29/ 05/1998.Individuazione degli interventi prioritari e criteri generali per la ripartizione delle somme, indicazioni sul monitoraggio,il supporto e la valutazione degli interventi stessi, ai sensi dell’art. 2- L. 440 del 18/12/1997.

 

Legge costituzionale n. 3/01- Riforma del titolo V della Costituzione

 

DM 13 giugno 2006, n.46: elevamento dal 15% al 20% della quota di flessibilità per tutti gli istituti

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