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M5 L’importanza dell’Autonomia nel contesto sociale

L’IMPORTANZA DELL’AUTONOMIA NEL CONTESTO SOCIALE ATTUALE

Dalle rilevazioni e valutazioni internazionali ultime e dai correlati rapporti è emerso che i sistemi scolastici e formativi fondati su un elevato livello di autonomia presentano risultati migliori. Incide. Però, sui risultati anche il sistema di relazioni più o meno evoluto costruito tra la scuola e il sistema politico, economico e sociale del territorio.

Negli anni 90 è stato avviato un intenso processo di  riforma della Pubblica Amministrazione avente per obiettivo un ulteriore e più concreto grado di fruizione dei diritti costituzionali,in ordine alla trasparenza ed all’imparzialità (legge 241/90),alla concreta eguaglianza delle opportunità dei cittadini,del buon andamento della gestione in relazione agli indicatori di qualità: efficienza, efficacia, economicità-

E’ attualmente in atto un rivoluzionario processo di devoluzione a favore delle Regioni.

E’ inoltre noto che è in atto negli USA e  nei paesi europei in cui si sono affermati governi di centro-destra un’aspra critica al modello  del WELFARE-State,messo in crisi dall’attuale declino economico e dall’incalzante globalizzazione dei mercati,   a cui si contrappone un modello statale  più snello e flessibile,e perciò non  bisognoso di elefantiache burocrazie  alimentate da un sempre meno sostenibile esorbitante prelievo fiscale.

E’ dunque in atto un’inarrestabile “ deregulation”, in nome dei predetti principi di efficienza, efficacia ed economicità nella gestione della res publica, orientata in Italia al ridisegno dello Stato come Stato differenziato e in direzione federalista e finalizzata a costruire un organismo efficiente e dinamico,sempre più vicino ai cittadini,nella speranza che si possano effettivamente attivare virtuose sinergie tra centro e periferia, tra pubblico e privato,tra nord e sud del Paese.

La Legge 59/97 sul conferimento dei compiti a regioni ed enti locali e il D Lvo 112/98 hanno riorganizzato l’intero assetto statale, che si caratterizza per l’autonomia delle scuole e per l’ingresso delle Regioni e degli enti locali nel contesto di più dirette responsabilità decisionali ed organizzative.

Con la Legge costituzionale 3/01 è stato riscritto il Titolo V della Costituzione e l’istruzione (art.117) diviene oggetto di potestà legislativa anche regionale, perdendo la qualificazione di “statale” anche per l’ingresso nel sistema delle scuole paritarie, che, per effetti della Legge 62/2000, diventano parte del servizio pubblico del sistema nazionale.

Lo Stato comunque conserva la potestà di dettare i principi fondamentali in materia di istruzione   e la potestà legislativa esclusiva in materia di norme generali dell’istruzione motivate da esigenze generali e dei livelli essenziali delle prestazioni.

La novità introdotta dalla riforma costituzionale si inserisce organicamente nel quadro normativo ed organizzativo del sistema scuola. Infatti, nel rispetto del principio di autonomia (come previsto dalla Legge 59/97), enuncia il principi di sussidiarietà orizzontale e verticale (art.118 Cost.), di equità (artt.117-118), di solidarietà (art.119), di responsabilità (art.118), che devono ispirare, animare, guidare i processi di governo e di gestione delle istituzioni formative in modo cooperativo fra Stato, Enti territoriali, scuole e famiglie, tutti al servizio “della crescita e della valorizzazione della persona umana” (art.3 Cost. – art.1 Legge 53/03).

L’art.8 DPR 275/99 sancisce al comma 1 – punti e,f – che le scuole ed i docenti sono tenuti ad erogare un servizio organizzato, competente e funzionale per promuovere al meglio le competenze degli allievi nell’ambito di una direzione di senso assunta a livello nazionale.

Si tratta dei LEP (livelli essenziali delle prestazioni), annunziati dalla Legge 53/03 (Riforma Moratti), che l’art.117 della riforma costituzionale aveva sancito come responsabilità dello Stato: “la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”.
Attenzione però a non confondere i LEP con gli standard nazionali di apprendimento degli allievi, che pure vanno determinati e verificati a cura dell’INVALSI.

Non pochi temono uno deciso arretramento rispetto alle passate “conquiste” sociali ed una progressiva emarginazione socio-economica delle regioni più povere del Centro Sud a vantaggio del Nord sviluppato del Paese, con conseguenti innegabili riflessi negativi sulla qualità dei servizi oltre che sulle condizioni economiche generali.

Stiamo anche vivendo un  processo di  radicale  trasformazione  strutturale del mondo del lavoro, sinteticamente definita post-industriale, che nei paesi occidentali produce una crisi irreversibile del settore secondario ed una tumultuosa crescita e frammentazione di quello terziario, e soprattutto del terziario avanzato, cioè quello maggiormente legato allo sviluppo delle moderne tecnologie.

Tali trasformazioni investono potentemente la società e inducono ad un  profondo  ripensamento  culturale ed organizzativo.

La scuola, per il passato relegata in un hortus conclusus, solitaria, vestale di una cultura preminentemente elitaria, tradizionalmente distante dal mondo del lavoro, ma non priva di una  riconosciuta funzionalità  formativa  di intelligenze e di trasmettitrice di saperi, si trova oggi  ad essere investita  impetuosamente da una domanda  variegata e complessa che la pone, forse per la prima volta, prepotentemente al centro delle complesse dinamiche socio-culturali ed economiche.

Uscita dalla tradizionale autoreferenzialità, essa si inserisce, e progressivamente tende ad  integrarsi   in una fitta rete di relazioni con il territorio di cui è parte, pur mantenendo la propria peculiarità di agenzia culturale e formativa privilegiata. Diviene potenziale importante risorsa di sviluppo socio-economico e culturale del territorio in cui opera e ne determina in prospettiva  il destino  di sviluppo, dato che esso è oggi determinato dal grado di cultura e dal livello di conoscenze e competenze del complesso sociale. Essa inoltre rimane essenziale filtro critico della domanda sociale e culturale, garantendo il suo carattere di risorsa pronta e disponibile per ulteriori proficue sinergie.

 Il cambiamento dell’assetto istituzionale e dei rapporti tra cittadini ed istituzioni pone il problema del necessario cambiamento culturale che non è stato generato automaticamente dal processo riformistico. A chi lavora nella scuola (dirigenti, docenti, personale amministrativo, collaboratori scolastici), ma anche a chi della scuola è più diretto fruitore (studenti, genitori, comunità locali), si impongono mutamenti per certi versi radicali rispetto al passato: l’autonomia implica la responsabilità delle scelte e della gestione del servizio scolastico.

Non si possono sottacere i timori, le difficoltà, il disorientamento che serpeggiano tra gli operatori scolastici: troppe volte messaggi contraddittori si sono riversati sulla scuola e troppe volte i docenti sono stati lasciati soli a gestire innovazioni che avrebbero dovuto vedere il coinvolgimento di tanti altri soggetti. D’altra parte sappiamo di trovarci in un momento particolarissimo. Non si tratta di gestire una singola innovazione ma di ripensare profondamente a nuovi compiti per la scuola e al ruolo di ogni soggetto all’interno della vita della scuola stessa.

Un fattore importante di cambiamento necessari per rilanciare la potenza formativa della scuola sarebbe quello di promuovere la ricerca formativa ed applicativa all’interno della scuola; infatti essa potrebbe dare risultati capaci di potenziare la capacità progettuale dei docenti ed il loro protagonismo, per realizzare nei fatti un aggiornamento maturo ed intelligente. Infine, la ricerca rappresenta la strada per collegare utilmente e correttamente progetto culturale e autonomia scolastica, contenuti ed organizzazione, insomma, un modo originale e specifico di interpretare, alla luce delle risorse e delle esigenze formative di ogni singolo territorio, gli indirizzi nazionali dell’istruzione.

Autonomia, con riferimento alla scuola, significa indipendenza nell’ambito dei processi di autoregolamentazione che consentono di definire, organizzare e selezionare i rapporti con il mondo circostante; in riferimento all’ambiente l’autonomia consente dunque che coesistano allo stesso tempo indipendenza e dipendenza. Aumentare l’autonomia non significa dunque svincolarsi dall’ambiente in termini di autoreferenzialità, quanto ampliare le combinazioni fra dipendenza e indipendenza.

Le scuole, nella loro nuova dimensione organizzativa, diventano vere e proprie istituzioni sociali chiamate a erogare un servizio formativo; non un qualunque servizio ma uno eccellente e di qualità. Che cosa sia la qualità è innanzitutto un problema che le stesse scuole dovranno considerare, anche facendo ricorso a gruppi di lavoro o a figure particolari (le funzioni – obiettivo).

AUTONOMIA E POF

Le singole unità scolastiche autonome si legittimano nel contesto in cui operano per l’offerta di formativa che propongono (POF) e per le interazioni che stabiliscono tra loro e con le forze locali. Ad esse viene riconosciuto il compito di promuovere il raccordo e la sintesi tra le esigenze e le potenzialità individuali e gli obiettivi nazionali del sistema di istruzione.

Già dagli anni scorsi le scuole sono state autorizzate a realizzare le finalità istituzionali della scuola dell’autonomia facendo ricorso alla loro risorsa primaria: le persone (fra queste, soprattutto gli insegnanti). Alle scuole è stato consentito di sperimentare modalità di flessibilità didattica e organizzativa, nell’ambito di un organico piano dell’offerta formativa (POF) che non necessitava di alcuna forma di autorizzazione preventiva. Questo fenomeno rappresenta da solo una svolta di grande rilievo, giacché ha sottratto le scuole al vincolo dell’autorizzazione per poter fare e per accedere anche se condizionati da specifici finanziamenti.

Altri due fenomeni possono essere citati per la loro attualità:

  1. la realizzazione di iniziative di formazione e aggiornamento per il personale in servizio sulla cultura dell’autonomia; (Formazione/Aggiornamento CCNL del 26/05/1999 art.10 comma 3; art.12 comma 1; art.13; e CCNI del 31/08/1999 artt.7-12-21).

  2. Ruolo e compiti didattici ed organizzativi di nuove figure professionali: le funzioni obiettivo, divenute poi Funzioni Strumentali; (art.28 del CCNL del 26/05/1999, art.37 del CCNI del 31/08/1999 e art. 30 del CCNL 2002/2005)

Progettazione del P.O.F. (art.3 DPR 275 dell’8/03/1999), formazione in servizio e funzioni strumentali al P.O.F. sono tre aspetti dello stesso grande disegno innovatore.

Il POF costituisce un momento di sintesi di più e diversi diritti o interessi dei quali sono portatori sia le persone fisiche che gli organi che partecipano al procedimento.

Il CCNL del 26/05/99, all’art. 23 comma 5 così recita: “In attuazione dell’autonomia scolastica i docenti, nelle attività collegiali, elaborano, attuano e verificano, per gli aspetti pedagogico–didattici, il Piano dell’offerta formativa, adattandone l’articolazione alle differenziate esigenze degli alunni e tenendo conto del contesto socio–economico di riferimento”.

Inoltre, “il Piano dell’offerta formativa è reso pubblico e consegnato agli alunni e alle famiglie all’atto dell’iscrizione” (comma 5 art.3 del citato DPR 275/99); “esso comprende e riconosce le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari, e valorizza le corrispondenti professionalità” (comma 2 art.3 del citato DPR 275/99).

A CHE SERVE IL POF

A dotare la scuola di uno strumento operativo completo, flessibile e funzionale, tale da consentire di migliorare la qualità dell’istruzione in tutti i suoi aspetti.

PROCEDURE DI ADOZIONE DEL POF

Il rispetto delle fasi, tutte essenziali ed obbligatorie, previste dal Regolamento, più volte citato, garantisce il rispetto di tutti gli interessi coinvolti nel procedimento stesso:

  • fase della progettazione;

  • fase dell’adozione;

  • fase della pubblicizzazione;

  • fase della realizzazione;

  • fase dell’autoanalisi;

fase dell’autovalutazione.

DIFFERENZE TRA IL POF E IL PEI (Progetto educativo d’istituto).

Nel complesso. le funzioni del POF sembrano collocarsi in linea di continuità con quelle già attribuite al PEI, tuttavia si possono sottolineare alcune differenze:

  • una più forte rilevanza attribuita ai bisogni educativi espressi dal territorio ( famiglie, enti locali, contesti sociali culturali ed economici);

  • all’idea di educazione si sostituisce l’idea di formazione;

  • l’idea nuova di “offerta”, che induce, a sua volta, l’idea di possibilità di scelta tra una molteplicità e, di conseguenza, possibilità di opzioni e percorsi diversi;

  • viene tolta la specificazione di luogo (l’istituto), quasi ad indicare che anche altri luoghi possano concorrere a formare l’offerta formativa.

PROCESSO GENERATIVO, STRUTTURA E GESTIONE DEL POF

Le caratteristiche generali, il valore, la funzione e la struttura del POF.

L’art. 3 del DPR 275/99, emanato in attuazione dell’art. 21 della L. 59/97, definisce il POF “il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche”, che, in regime di autonomia, hanno la responsabilità di ideare un modello formativo calibrato sui bisogni dell’utenza e caratterizzato dalla flessibilità, dalla diversificazione della proposta, dall’efficace ed efficienza, dall’integrazione e miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, dall’introduzione delle tecnologie innovative e dal coordinamento con il contesto territoriale.

Il POF contiene tutti gli elementi di tale modello e si fonda sulla flessibilità delle scelte organizzative e didattiche per un servizio formativo di qualità, gradualmente realizzabile attraverso la ricerca finalizzata all’innovazione per lo sviluppo e la crescita. Il consolidamento di buone pratiche e l’autovalutazione come strumento di autoriflessione e di apprendimento della cultura organizzative e didattico.pedagogica costituiscono il corollario del POF.

Le parti costitutive del progetto culturale e pedagogico sono le seguenti:

  • progettazione curricolare

  • progettazione extracurricolare

  • progettazione educativa

  • progettazione organizzativa.

Non si tratta però di un documento assemblato utilizzando le parti costitutive sopra elencate, ma deve avere una stesura organica, nel senso che le varie parti devono costituire un unicum connotato dall’indirizzo strategico delle scelte per il conseguimento delle finalità istituzionali, il soddisfacimento dei bisogni formativi dell’utenza e del territorio per contribuire allo sviluppo economico e alla coesione sociale attraverso il progresso morale, culturale e civile dei cittadini e quindi della società. Il POF non è una pura e semplice dichiarazione di intenti, ma costituisce il documento fondativi del contratto formativo tra la scuola e l’utenza, per cui alla base della proposta formativa ci deve essere un lucido realismo ed una completa contezza della rintracciabilità e della realizzabilità delle azioni annunziate e degli impegni dichiarati.

L’anima del POF deve essere quella del servizio reso alla società attraverso un intreccio di collaborazioni interne ed esterne, una rete di protagonisti che condividono un impegno ed una responsabilità di educazione delle nuove generazioni.

Per queste ragioni bisogna utilizzare i migliori canali della comunicazione perché tutti e ciascuno possano comprendere ciò che si propone di fare la scuola, per chi e perchè e orientare di conseguenza il loro impegno e le loro azioni. Il POF deve essere un documento intellegibile soprattutto per i genitori per lungo tempo espropriati del diritto alla partecipazione ai processi propositivi e decisionali, per questo deve essere snello e di semplice consultazione.

I regolamenti, i progetti, il piano degli impegni e delle attività, il piano annuale della formazione del personale docente e ATA devono costituire tanti allegati, mentre la Carta dei servizi deve essere un tutt’uno con il POF.

Il processo generativo del POF, che è documento pluriennale, frutto delle capacità professionali, si realizza attraverso il contributo e l’esercizio di responsabilità di una molteplicità di soggetti:

  • il Consiglio d’Istituto delibera indicazioni, proposte e indirizzo politico nella fase di avvio di generazione del POF;

  • il Collegio dei docenti, tenendo in considerazione il contributo offerto dal Consiglio d’Istituto e dall’extrascuola, dopo aver riflettuto sulle pratiche e sui risultati della valutazione d’Istituto dell’anno precedente ed aver approfondito la conoscenza dei bisogni dell’utenza e del territorio, offre gli elementi fondanti al gruppo di lavoro incaricato della stesura del POF;

  • il Dirigente Scolastico offre il suo contributo di indicazioni correlate ai punti forti e deboli del modello formativo, delle iniziative progettuali e dei risultati conseguiti, evidenziando le disfunzioni e le scelte positive, preoccupandosi di sollecitare alla condivisione attraverso un raccordo effettivo tra i settori organizzativi, i responsabili delle iniziative e delle attività, i vari team dei docenti, la Carta dei servizi, i vari regolamenti e il Programma Annuale;

  • la proposta di approvazione del documento redatto dal gruppo di lavoro viene portata nel Collegio dei docenti, che può ancora emendare ed integrare prima di rendere definitiva la sua stesura;

  • infine il Consiglio d’istituto adotta il POF ponendo particolare attenzione alla corrispondenza dello stesso con gli indirizzi offerti alla partenza del suo processo generativo e alla compatibilità finanziaria ovvero alla disponibilità accertata delle risorse economiche per realizzare tutte le azioni e le attività contenute nel documento, tenendo anche in debita considerazione il budget del fondo dell’istituzione scolastica da utilizzare, previa contrattazione, per compensare le prestazioni richieste per la realizzazione delle attività, degli impegni e dei progetti.

Tale processo è aperto, nel senso che il POF deve essere sottoposto ad un monitoraggio continuo e a verifica periodica per un’eventuale modifica o integrazione in itinere al fine di aggiustare il tiro, correggere le ipotesi rivelatesi inadeguate, riprogettare le azioni perché si possa registrare una corrispondenza piena tra intenzionalità previsionali e finalità da conseguire.

Per quanto riguarda la gestione del POF bisogna creare un organigramma, costituito dalle figure di sistema, referenti (progetti) e responsabili (vigilanza, sicurezza), da organismi con specifici compiti (Gruppo qualità, Commissione POF…),  funzionale alla piena realizzazione delle azioni e degli impegni annunziati.

Al Dirigente Scolastico spetta il compito di coordinare, indirizzare, assumere iniziative e decisioni, supportare le azioni perché la organizzazione decisa funzioni in modo corretto. Il Dirigente Scolastico dispone l’utilizzo delle risorse finanziarie ai fini dell’ottimizzazione delle condizioni necessarie alla realizzazione dei processi ed alla formazione in servizio del personale, che garantisce il miglioramento delle prestazioni professionali e quindi l’erogazione di un servizio scolastico efficace ed efficiente per il conseguimento delle finalità del POF, che sono di rilevanza educativa ed istruzionale attraverso la coesione e la condivisione di tutti i soggetti coinvolti (idem sentire de re pubblica).

                                 IL POF È UN PROGETTO-PROCESSO

IL POF ESPLICITA LA PROGETTAZIONE CURRICOLARE, EXTRACURRICOLARE, EDUCATIVA ED ORGANIZZATIVA DELLE SCUOLE, DOVRÀ CONIUGARE LA DIMENSIONE NAZIONALE DEL CURRICOLO CON QUELLA “LOCALE”, LASCIATA ALLA DISCREZIONALITÀ DELLE SCUOLE.

PIANO                       VA INTESO NEL SENSO DI PROGETTO, DI MAPPA CHE CONSENTA DI COMUNICARE E COMPRENDERE L’OFFERTA FORMATIVA, NELLA QUALE GLI ASPETTI EDUCATIVI, CURRICOLARI, DIDATTICI E ORGANIZZATIVI SONO STRETTAMENTE INTERCONNESSI.

È INTENZIONALE, TRASPARENTE, PREVISIONALE.

(Prospettiva lunga con tempi, modi e risultati attesi).

OFFERTA                È UN PROGETTO DI SERVIZIO CHE LA SCUOLA SI IMPEGNA A REALIZZARE DOPO AVER INTERPRETATO E INTEGRATO, IN BASE ALLA PROPRIA COMPETENZA E DEONTOLOGIA PROFESSIONALE, LE CONSEGNE ISTITUZIONALI E GLI SPECIFICI BISOGNI EDUCATIVI DEL TEMPO E DEL TERRITORIO.

FONDATA SU OPPORTUNITÀ. (Analisi dei bisogni, reperimento delle risorse, verifiche dei risultati).

FORMATIVA          RIASSUME IN SINTESI LE FINALITÀ DI EDUCAZIONE, FORMAZIONE E ISTRUZIONE ASSEGNATE ALLA SCUOLA.

IL CONTESTO PEDAGOGICO NELLA SCUOLA DELL’AUTONOMIA

 I Presupposti pedagogici della nuova Scuola si possono rinvenire negli studi e nelle ricerche  di numerosi studiosi contemporanei   e sono strettamente correlati con le rivoluzionarie trasformazioni tecnologiche e socio-culturali della società contemporanea.

 In essa i processi di educazione ed istruzione si sviluppano in un contesto del tutto diverso da quello tradizionale e la scuola    vive e interagisce con la  galassia  di informazioni veicolate dai   media e dai sempre più moderni apparati tecnologici della comunicazione.

Il bambino,il preadolescente,l’adolescente,il giovane,il cittadino  si trova immerso in un vortice di infiniti messaggi,opportunità di conoscenze, dal quale può essere frastornato se non educato ad una corretta fruizione  sorretta da  adeguati  strumenti di decodificazione. La scuola deve impegnarsi a mettere ordine nel disordine dei saperi. Nel contempo è insufficiente trasmettere saperi astratti, slegati dal campo delle esperienze e dal contesto socio-economico in cui si avviano ad inserirsi.

Di conseguenza il problema si sposta dai contenuti tradizionalmente trasmessi dai libri e dalla Scuola, al soggetto che apprende, anzi  che deve essere educato ad apprendere e a fruire  consapevolmente e criticamente  dei contenuti   facilmente rinvenibili  attraverso internet e i mass media in genere; deve essere guidato a riflettere sui processi metacognitivi, ad imparare ad apprendere ponendosi al centro del proprio processo di crescita personale e culturale affinché possa orientarsi con successo tra le dinamiche socio-culturali  in perenne divenire e costruire e progettare il proprio cammino.

Già Piaget  aveva affermato che il fine dell’educazione è la “costruzione dell’intelligenza”.

Bruner, partendo dal principio che si può insegnare tutto a tutti, partendo dalla concretezza dell’esperienza, concepisce  il processo di acquisizione delle conoscenze  come un processo di categorizzazione (semplificazione e raccordo economico  delle informazioni). Il salto qualitativo consiste nel tradurre i contenuti in forme di rappresentazione adeguate e formalizzate.

L’attivismo di Dewey, limitato al fenomeno parziale, viene da Bruner proiettato ad un’interpretazione organica del meccanismo di funzionamento del processo educativo, focalizzandone la sostanziale fase della qualità del momento di apprendimento, fondato sul principio del learning by doing (dell’apprendere attraverso il fare).

Le moderne teorie cognitive del “pensiero simultaneo e modulare”(Bruner,Gardner,Moreno,Levin etc) hanno posto l’accento  sulla centralità del concetto di competenza, quale obiettivo principe del percorso educativo.

Ne deriva l’esigenza di un ammodernamento  dell’organizzazione e  della didattica,che costituisce la nuova frontiera della  progettazione  formativa della Scuola dell’Autonomia.

Con essa si dovrà confrontare la professionalità docente, sempre più orientata all’architettura di percorsi formativi aderenti ai bisogni ed alla personalità del singolo allievo,giacchè, come afferma Gardner, la didattica omologante  e’ inadeguata alla eterogeneità dell’utenza.

Punto qualificante della nuova Scuola dell’Autonomia è dunque il passaggio dalla centralità delle discipline  alla centralità dell’alunno, al quale deve essere garantito il successo formativo .Il passaggio dalla Scuola dell’alfabetizzazione e della parola alla Scuola del fare, pur senza  trascurare la rilevante funzione delle discipline, dovrà necessariamente produrre una radicale ripensamento delle modalità organizzative e delle metodologie didattiche, incrementare le abilità progettuali per corrispondere ad una domanda  sempre nuova  e non sempre preventivabile, insomma  una nuova scuola tutta da scoprire, alla quale rapportarsi con atteggiamento euristico e consapevole disponibilità al problem setting ed al problem solving .

PRINCIPALI RIFERIMENTI NORMATIVI

Legge 15 marzo 1997, n.59 – Delega al Governo per il conferimento di funzioni e compiti alle regioni e agli enti locali per la riforma della Pubblica Amministrazione e per la semplificazione amministrativa

DPR 8 marzo 1999, n.275 – Regolamento recante norme in materia di autonomia scolastica delle istituzioni scolasticheai sensi dell’art.21 della legge 15 marzo 1997, n.59

D Lvo 31 marzo 1998, n.112 – conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni e agli Enti locali in attuazione del capo I della Legge 15 marzo 1997, n.59

Legge 10 marzo 2000, n.62 – Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio

Legge costituzionale 18 ottobre 2001, n.3 – Modifiche al Titolo V della parte seconda della Costituzione

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