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M5 Riflessioni sull’Autonomia

AUTONOMIA SCOLASTICA: ULTERIORI SPUNTI DI RIFLESSIONE

Nel primo periodo della nostra storia, dalla Legge Casati (1859) al 1947, vigilia della entrata in vigore della Costituzione, la scuola costituiva un organo  dell’apparato amministrativo alla dipendenza gerarchica dello stato centralistico, secondo una rigida visione verticistica dell’assetto scolastico. Lo Statuto Albertino, in vigore dal 1848 fino al 1947, vigilia dell’entrata in vigore della Costituzione, non conteneva norme sulla scuola. Il fascismo fece della scuola un apparato al servizio della propaganda del regime.

Nel secondo periodo che va dal 1948 ad oggi è in atto una graduale realizzazione di una scuola libera e autonoma nel rispetto degli artt. 5 e 33 della Costituzione:

Art.5: “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”

Art. 33: “ L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università e accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.”

La Costituzione riconosce e tutela la libertà del docente al punto che essa non può essere compressa da nessuno dei tre poteri dello Stato: legislativo, esecutivo e giudiziario.

La realizzazione del dettato costituzionale, comunque, è avvenuto con mezzo secolo di ritardo e non è stato realizzato in modo integrale perché spesso è capitato che si è interessato della scuola chi non apparteneva ad essa e che non si è mai posto il problema di alleggerire il peso della burocrazia e di non far dipendere la scuola dai burocrati.

È successo che la logica e le finalità del burocrate non hanno coinciso affatto con la logica e le finalità del servizio di istruzione e di educazione, quale quello che sarebbe dovuto essere, libero e democratico.

Infatti ha fatto crescere le dimensioni degli addetti secondo la sua logica di scuola come apparato amministrativo, riducendo per compensazione le risorse finanziarie da investire nelle attività didattico-educative.

Il burocrate non ha la mentalità, la formazione e la sensibilità di tutelare in pieno i diritti dei discenti all’istruzione e alla formazione, come sancito dalla Costituzione:

Art.2: “ La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.”

ART.3: “ Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, sociale ed economica del Paese.”

L’art.34 si riferisce esclusivamente alla scuola:

La scuola è aperta a tutti.

L’istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita.

I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi.

La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.”

In ossequio ai principi costituzionali di pari opportunità bisogna sacrificare una quota parte dell’efficienza del servizio scolastico per assicurare a tutti e ciascuno la giustizia sociale e l’uguaglianza di fatto (principio di garanzia).

Nonostante la profondità e il grande valore dei principi costituzionali, le logiche politico-amministrative, fondate su principi e preoccupazioni burocratici, bloccano il processo di realizzazione del dettato costituzionale per molti anni.

In effetti le logiche del burocrate e dell’educatore sono antitetiche, come è possibile rilevare dalla tabella di confronto appresso riportata, come pure le ideologie perché ad ognuna di esse corrisponde un’idea pedagogica della scuola e una modalità educativa specifica:

CARATTERI SCUOLA APPARATO

CARATTERI SCUOLA SERVIZIO

staticità

dinamicità

rigidità

flessibilità

immobilismo

innovazione

conservatorismo

cambiamento

esecutività

creatività

impermeabilità

permeabilità

autoreferenzialità

logica contrattualistica

subalternità

orizzontalità

verticismo

sussidiarietà

piramidale

decentrata

burocrazia

pedagogia

efficientismo aziendalistico

efficienza educativa

dirigismo statalista

decentramento decisionale

scelte educative in funzione del mercato

scelte educative in funzione della persona

frattura utenza-servizio

partecipazione

lentezza

rapidità

formalismo

preoccupazione pedagogica

Va segnalato per inciso che una forma di liberalizzazione dell’impianto didattico-educativo svincolato dalla prescrittività dei programmi nazionali si è avuta con la Legge 270/82, che, insieme alla revisione della disciplina di reclutamento del personale docente, offriva anche indicazioni ed impulsi realizzative della Legge 517/77: il piano complessivo e integrato delle attività didattico-educative doveva essere definito e approvato dal Collegio dei docenti entro il secondo mese dell’anno scolastico e poteva prevedere attività integrative a classi aperte per dare risposte specifiche ai bisogni formativi dei singoli alunni, nonché iniziative per l’integrazione degli alunni diversamente abili.Tutto questo doveva avvenire nel rispetto delle linee di indirizzo del Consiglio d’istituto e delle proposte formulate dai consigli di classe.

L’ art. 7 della Legge 517/77 recita testualmente:

Al fine di agevolare l’attuazione del diritto allo studio e la piena formazione della personalità degli alunni, la programmazione educativa può comprendere attività scolastiche di integrazione anche a carattere interdisciplinare, organizzate per gruppi di alunni della stessa classe o di classi diverse, ed iniziative di sostegno, anche allo scopo di realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni.

Nell’ambito della programmazione di cui al precedente comma sono previste forme di integrazione e di sostegno a favore degli alunni portatori di handicaps da realizzare mediante l’utilizzazione dei docenti, di ruolo o incaricati a tempo indeterminato, in servizio nella scuola media e in possesso di particolari titoli di specializzazione, che ne facciano richiesta, entro il limite di una unità per ciascuna classe che accolga alunni portatori di handicaps e nel numero massimo di sei ore settimanali.

Le classi che accolgono alunni portatori di handicaps sono costituite con un massimo di 20 alunni.

In tali classi devono essere assicurati la necessaria integrazione specialistica, il servizio socio-psico-pedagogico e forme particolari di sostegno secondo le rispettive competenze dello Stato e degli enti locali preposti, nei limiti delle relative disponibilità di bilancio e sulla base del programma predisposto dal consiglio scolastico distrettuale.

Le attività di cui al primo comma del presente articolo si svolgono periodicamente in sostituzione delle normali attività didattiche e fino ad un massimo di 160 ore nel corso dell’anno scolastico con particolare riguardo al tempo iniziale e finale del periodo delle lezioni, secondo un programma di iniziative di integrazione e di sostegno che dovrà essere elaborato dal collegio dei docenti sulla base di criteri generali indicati dal consiglio di istituto e delle proposte dei consigli di classe.

Esse sono attuate dai docenti delle classi nell’ambito dell’orario complessivo settimanale degli insegnamenti stabiliti per ciascuna classe.

Le attività previste dall’ultimo comma dell’art. 3 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859, devono essere coordinate con le iniziative comprese nel programma di cui al precedente quinto comma.

Il suddetto programma viene periodicamente verificato e aggiornato dal collegio dei docenti nel corso dell’anno scolastico.

I consigli di classe, nelle riunioni periodiche previste dall’ultimo comma dell’art. 2 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859, verificano l’andamento complessivo dell’attività didattica nelle classi di loro competenza e propongono gli opportuni adeguamenti del programma di lavoro.

Le classi di aggiornamento e le classi differenziali previste dagli articoli 11 e 12 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859, sono abolite.”

A partire dal DPR 275/99, disciplinante l’autonomia funzionale delle scuole, viene  chiarito il significato vero di programmazione curricolare. Infatti, mentre prima la logica della  programmazione è stata di tipo adattiva al sistema nazionale, adesso, con l’autonomia, viene rimosso l’ostacolo della necessità di adattarsi ad un impianto nazionale di riferimento e viene liberalizzata la modalità di utilizzo della programmazione didattico-educativa e della progettazione modulare, finalizzata all’acquisizione delle competenze, secondo la raccomandazione del Parlamento europeo del 18 dicembre 2006, recepita e resa applicativa nella nostra scuola dal D.M. 22 agosto 2007, n. 139:

  • imparare ad imparare

  • progettare

  • comunicare

  • collaborare e partecipare

  • agire in modo autonomo e responsabile

  • risolvere problemi

  • individuare collegamenti e relazioni

  • acquisire ed interpretare le informazioni.

Le discipline, nello stesso D.M. sono raggruppate in tre grandi aree per favorire raccordi,integrazioni ed interazioni  tra i saperi per lo sviluppo delle competenze (curricoli per competenze):

  1. linguistico-artistico-espressiva

  2. storico-geografica

  3. matematico-scientifico-tecnologica.

Gli assi culturali aventi la funzione dell’aggregazione delle discipline sono quattro:

  • asse dei linguaggi

  • asse matematico

  • asse scientifico-tecnologico

  • asse storico-sociale.

Il provvedimento normativo sul diritto/dovere di istruzione e di formazione era stato il D Lvo 15 aprile 2005, n.76: “Definizione delle norme generali sul diritto/dovere all’istruzione e alla formazione, a norma dell’art.2, comma 1, lettera c), della Legge 28 marzo 2003, n.53.

Nel frattempo il dibattito pedagogico, sostenuto anche dalle ricerche scientifiche sul funzionamento del nostro cervello, hanno indotto ad assumere un’altra modalità organizzativa dei contenuti culturali: la progettazione modulare, che rompe con una modalità di apprendimento di tipo lineare e sequenziale, per affermare quella globale, olistica, per reti e mappe (pensiero modulare o sincronico di Gardner, De Bono, Bruner).

L’utilizzo della progettazione modulare nella scuola secondaria di II grado è alquanto problematico per gli assetti ordinamentali e i curricoli ancora immutati:

al primo biennio abbiamo una sperimentazione obbligata, che è quella dell’obbligo scolastico, mentre nel triennio, che dovrebbe innestarsi sulla scolarità precedente, si stenta ad applicare le indicazioni del DPR 275/99.

Il secondo ciclo di istruzione era stato oggetto di riforma in base al D Lvo 226/05, che applicava i principi e gli indirizzi della Legge 53/03, ma è stato sospeso dal ministro Fioroni e non è mai entrato in vigore.

LO STATO DELL’ARTE: l’autonomia incompiuta

Ad oggi l’autonomia scolastica è ancora in gran parte virtuale, una costruzione incompiuta per diverse motivazioni:

  • il quadro normativo di supporto e completamento non è stato delineato

  • mancata definizione dei curricoli (art. 8 DPR 275/99)

  • non è stata rinnovata la disciplina del reclutamento e dell’orario di lavoro del personale

  • non sono stati realizzati gli organici funzionali in relazione alle esigenze specifiche

  • non sono cambiati i sistemi di finanziamento

  • le risorse finanziarie si sono sempre di più assottigliate

  • esistono i programmi di studio, che vogliono indirizzare la scuola verso il conseguimento di determinati obiettivi e finalità, con la loro prescrittività.

Il rilancio dell’autonomia passa attraverso:

  1. determinazione dei curricoli anche del II ciclo

  2. disseminare nelle scuole la pratica dell’autovalutazione

  3. ridefinizione delle modalità di utilizzo del personale attraverso una ridefinizione delle classi di concorso dei docenti con riserva di una percentuale di docenti specialisti per la realizzazione del POF

  4. potenziamento delle risorse da investire nella formazione in servizio

  5. utilizzo del personale con maggiore flessibilità

  6. potenziare le risorse finanziarie

  7. riordino degli OO CC della scuola

  8. costituzione di un organismo rappresentativo delle scuole autonome a livello regionale, che interloquisca con gli altri soggetti e rappresenti le esigenze di funzionamento delle scuole autonome.

La Legge di riforma costituzionale 3 del 18 ottobre 2001 ha modificato e integrato l’art. 117: ha attribuito allo Stato potestà legislativa esclusiva per la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni, la definizione delle norme generali sull’istruzione, mentre alla Regioni va la potestà legislativa concorrente in materia di istruzione, fatta salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche, ed esclusiva in materia di istruzione e formazione professionale.

 Legge 27 dicembre 2006 (legge finanziaria 2007), n.296 , art. 1- comma 601: sono istituiti due specifici fondi per i finanziamenti delle scuole statali:

  1. fondo per le competenze dovute al personale delle scuole, ad esclusione delle spese per stipendi del personale a TI e a TD

  2. fondo per il funzionamento delle scuole

Il Decreto Legge 31 gennaio 2007, n.7, convertito nella Legge 2 aprile 2007, n.40, che ai commi 3,4,5 dell’art.13 estende alcune agevolazioni fiscali (il 19% da detrarre sulla dichiarazione dei redditi) per le donazioni liberali finalizzate all’innovazione tecnologica, all’edilizia scolastica, all’ampliamento dell’offerta formativa.

Nello stesso art.13 si esprime la volontà di rilancio degli Istituti tecnici e professionali in raccordo con il mondo produttivo per rispondere alle esigenze del mondo del lavoro e per creare un raccordo diretto con il mondo imprenditoriale.

Al comma 2 dell’art. 13 viene ribadito il rilancio dell’istruzione tecnica e professionale con la possibilità di costituire poli tecnico-professionali composti da istituti tecnici, professionali, strutture formative regionali, strutture dell’istruzione e formazione tecnica superiore al fine di promuovere in modo stabile e organico la diffusione della cultura scientifica e tecnica e le misure per lo sviluppo economico e produttivo del Paese.

Dal 1998, dall’emanazione del D Lvo 112/98, le Regioni non hanno esercitato competenze in materia di istruzione, nonostante anche le competenze riconosciute nell’art.117 della Legge 3/01.

Soltanto due regioni, l’Emilia-Romagna e la Toscana, si sono dotate di leggi di gestione del sistema di istruzione-formazione, mentre la Valle d’Aosta, le province di Trento e Bolzano hanno la piena gestione del sistema di istruzione e formazione sul loro territorio.

Continuiamo in uno stato di provvisorietà e di inadempienze: la Conferenza delle Regioni ha individuato la data del 1° settembre 2009 quale termine finale entro cui si sarebbe dovuto completare la procedura per l’esercizio delle competenze attribuite.

Le competenze delle Regioni si dovrebbero stabilire nel rispetto delle competenze dello Stato e dell’autonomia delle scuole e nel rispetto del D Lvo 112/98: l’art.138 delega alle Regioni le seguenti funzioni amministrative:

  • programmazione dell’offerta formativa integrata tra istruzione e formazione professionale;

  • programmazione della rete scolastica in base ai piani provinciali. Addirittura, in base a una sentenza della Corte Costituzionale (n.13 del 18 dicembre 2003), lo Stato non dovrebbe svolgere più una funzione amministrativa sui territori regionali assegnando il personale alle scuole.

In virtù del D Lvo 112/98 lo STATO diventa titolare della potestà legislativa esclusiva per la definizione delle norme generali di istruzione e la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (art. 117); ha il compiti esclusivo di indirizzo e valutazione finalizzati ad assicurare la crescita e l’unitarietà del sistema; ha il dovere del reperimento e assegnazione delle risorse finanziarie, di assumere la disciplina del reclutamento del personale, della certificazione delle competenze, del controllo attraverso il corpo ispettivo, della definizione dello stato giuridico e della stipula dei CCNL del personale, della salvaguardia dell’autonomia scolastica e della libertà di insegnamento.

Le REGIONI diventano titolari della potestà legislativa concorrente sull’istruzione e dovrebbero configurare il sistema regionale di istruzione e provvedere a:

  • programmazione dell’offerta formativa

  • interazione istruzione – sviluppo economico

  • distribuzione delle risorse necessarie

  • indicazioni sul funzionamento delle scuole

  • definizioni degli organismi territoriali collegiali

  • definizione delle procedure per il piano regionale della rete scolastica

  • monitoraggio dei POF

  • modalità di realizzazione di percorsi integrati di istruzione e formazione anche attraverso la creazione di poli formativi.

 Le Regioni dovrebbero porsi l’obiettivo di avviare politiche di sviluppo sostenute dall’istruzione, facendo convergere le scuole, le imprese, le autonomie locali, le organizzazioni culturali verso comuni obiettivi.

Per queste ragioni dovrebbe essere affidata alle Regioni la responsabilità di legiferare in materia di costituzione di OO CC territoriali, dal momento che il D Lvo 30 giugno 1999, n.233 non ha mai trovato applicazione.

ANSAS (Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica)

Con la legge 296/06, finanziaria per il 2007, è stata prevista l’abolizione degli IRRE a partire dall’ 1 gennaio 2007 e dell’INDIRE (istituto nazionale documentazione per l’innovazione e la ricerca educativa), sostituiti dall’ANSAS (Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica), ed è stato riordinato l’INVALSI.

L’ANSAS ha sede centrale a Firenze ed è articolata in nuclei decentrati dislocati presso gli USR con i seguenti compiti:

  • ricerca educativa e consulenza pedagogico-didattica;

  • formazione e aggiornamento del personale della scuola;

  • attivazione di servizi di documentazione pedagogica e di ricerca e di sperimentazione;

  • partecipazione alle iniziative internazionali nelle materie di competenza;

  • collaborazione alle realizzazione delle misure di sistema nazionali in materia di istruzione per gli adulti e di IFTS;

  • collaborazione con le Regioni e gli Enti Locali.

Gli organi di gestione dell’ANSAS sono quelli previsti dagli articoli 8-9 del D Lvo 300/99, che disciplina in generale le Agenzie, mentre il loro funzionamento è disciplinato da specifico Regolamento:

  • direttore generale con incarico triennale rinnovabile

  • comitato direttivo composto da quattro dirigenti nominati dal MIUR con il compito di copertura dei quattro settori di articolazione dell’Agenzia

  • personale per il funzionamento come stabilito in Regolamento (la metà di addetti utilizzati per il funzionamento degli INDIRE e degli IRRE)

  • collegio dei revisori dei conti

  • organismo preposto al controllo di gestione.

Il Ministro Gelmini in data 15 settembre 2008 ha emanato un atto d’indirizzo nel quale ha precisato che l’ANSAS ha il compito di sviluppare e sostenere l’autonomia scolastica in relazione a:

  • attuazione dell’autonomia didattica e di ricerca delle scuole statali e paritarie e sviluppo dell’innovazione per l’innalzamento dei livelli culturali: identificazione dei saperi, riflessioni sui curricoli e sulle strategie di intervento sui soggetti in apprendimento, sui nuovi assetti organizzativi all’interno della scuola e con l’esterno (mondo del lavoro, Università..), sulla comparazione con gli altri sistemi scolastici, sulle problematiche delle riforme;

  • consolidamento dell’autonomia di gestione amministrativa.

Tutto è ancora ad un livello di assoluta provvisorietà: non c’è stato alcun regolamento, non c’è stata alcuna organizzazione degli organi di funzionamento e di gestione, non c’è stata alcuna assunzione, non c’è stato alcun finanziamento specifico.

Lo stato dell’arte dell’autonomia ai nostri giorni è caratterizzato da “un’autonomia scarsamente esercitata, con una flessibilità organizzativa e didattica poco sperimentata, con uno scollamento dal territorio mai superato, con una decisionalità ripetitiva e stanca, con una responsabilità debole, con una libertà progettuale angusta, con una ricerca povera. Autonomia “debole” la nostra…  Noi diciamo di voler insegnare ai ragazzi il senso e i modi di una cittadinanza attiva: non è forse etica della cittadinanza quella che spinge un istituto scolastico alla definizione di problemi e alla ricerca di soluzioni, alla costruzione di percorsi formativi più efficaci, di legami sociali più forti?

Diciamo di voler insegnare ai ragazzi il senso della cooperazione, del lavoro di molti per un obiettivo comune: non rappresenta un obiettivo comune ai diversi istituti del Pese, il miglioramento del sistema formativo? E quale modello di cooperazione offre un istituto che non cambia, non si confronta, non ricerca insieme?

Diciamo di voler insegnare ai ragazzi il pensiero critico: quale esercizio di pensiero critico rivela l’istituto che non riflette su se stesso, che non affronta le domande poste dalla realtà, che non formula ipotesi di risposta ai bisogni emergenti?

Diciamo allora di voler insegnare ai ragazzi il senso della progettualità e della propositività. Per quale prospettiva culturale, morale, civica lavora un istituto che sceglie – consapevolmente o inconsapevolmente – di “conservare”vecchie professionalità, vecchi metodi, vecchie formule, vecchi equilibri, perché comodi?

In questa società che corre e vuole menti capaci di cambiare e progettare continuamente, può un’istituzione scolastica, deputata alla formazione culturale e scientifica dei cittadini, farsi modello di immobilismo, di inerzia?

Diciamo di voler costruire l’identità dei nostri allievi: può un’istituzione scolastica autonoma non interrogarsi sulla propria identità, sui principi che governano le sue proprie scelte, non interrogarsi sul proprio “posizionamento”rispetto al cambiamento sociale?. ” ( da “Un’etica per l’autonomia” di Rita Bortone – Rivista Scuola & Amministrazione, Ottobre 2005).

RIFERIMENTI NORMATIVI

Artt. 2-3-5-33-34 Costituzione

Legge 04.08.1977, n. 517: Norme sulla valutazione degli alunni e sull’abolizione degli esami di riparazione nonché altre norme di modifica dell’ordinamento scolastico.

Legge 20.05.1982, n. 270: Revisione della disciplina del reclutamento del personale docente della scuola materna, elementare, secondaria ed artistica, ristrutturazione degli organici, adozione di misure idonee ad evitare la formazione di precariato e sistemazione del personale precario esistente.

Legge 17.05.1999, n. 144: Misure in materia di investimenti, delega al Governo per il riordino degli incentivi all’occupazione e della normativa che disciplina l’INAIL, nonché disposizioni per il riordino degli enti previdenziali.

Art. 68 – Obbligo di frequenza di attività formative

  1. [ Al fine di potenziare la crescita culturale e professionale dei giovani, ferme restando le disposizioni vigenti per quanto riguarda l’adempimento e l’assolvimento dell’obbligo dell’istruzione, è progressivamente istituito, a decorrere dall’anno 1999-2000, l’obbligo di frequenza di attività formative fino al compimento del diciottesimo anno di età. Tale obbligo può essere assolto in percorsi anche integrati di istruzione e formazione: a) nel sistema di istruzione scolastica; b) nel sistema della formazione professionale di competenza regionale; c) nell’esercizio dell’apprendistato.]

  2. [ L’obbligo di cui al comma 1 si intende comunque assolto con il conseguimento di un diploma di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale. Le competenze certificate in esito a qualsiasi segmento della formazione scolastica, professionale e dell’apprendistato costituiscono crediti per il passaggio da un sistema all’altro.]

  3. I servizi per l’impiego decentrati organizzano, per le funzioni di propria competenza, l’anagrafe regionale dei soggetti che hanno adempiuto o assolto l’obbligo scolastico e predispongono le relative iniziative di orientamento.

Legge 17 maggio 1999, n. 144 (elevamento dell’obbligo formativo fino a 18 anni)

D.Lgs. 30.07.1999, n. 300: Riforma dell’organizzazione del Governo, a norma dell’art. 11 della legge 15.03.1997, n. 59

D Lvo 30 luglio 1999, n.233: Riforma degli organi collegiali territoriali a norma dell’art. 21 legge n.59 del 15 marzo 1997

Art. 1 – Organi collegiali della scuola a livello centrale, regionale e locale

  1. Nel sistema scolastico nazionale gli organi collegiali disciplinati dal presente decreto legislativo assicurano, a livello centrale, regionale e locale, rappresentanza e partecipazione alle componenti della scuola e ai diversi soggetti interessati alla sua vita, alle sue attività e ai suoi risultati.

  2. Gli organi collegiali di cui al comma 1 sono:

  3. a) a livello centrale, il consiglio superiore della pubblica istruzione;

  4. b) a livello regionale, i consigli regionali dell’istruzione;

  5. c) a livello locale, i consigli scolastici locali.

D Lvo 15 aprile 2005, n.76: “Definizione delle norme generali sul diritto/dovere all’istruzione e alla formazione, a norma dell’art.2, comma 1, lettera c), della Legge 28 marzo 2003, n.53”.

D Lvo 17 ottobre2005, n. 226: Norme generali e livelli essenziali delle prestazioni relativi al secondo ciclo del sistema educativo di istruzione e formazione, a norma dell’art. 2 della legge 28 marzo 2003, n.53

D.M. Pubblica Istruzione 22.08.2007, n. 139: Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione, ai sensi dell’articolo 1, comma 622, della legge 27 dicembre 2006, n. 296

Legge 02.04.2007, n. 40: Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 31 gennaio 2007, n. 7, recante misure urgenti per la tutela dei consumatori, la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese.

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